giovedì 12 ottobre 2017

Basta Sparare - Pordenone 21-22 ottobre 2017




#BASTASPARARE. SCENDI IN PIAZZA PER ABOLIRE LA CACCIA

Un obiettivo semplice e chiaro, per porre fine al massacro di milioni di animali.

Ogni anno quasi mezzo miliardo di animali rischia la loro vita sotto i colpi dei fucili dei 650.000 cacciatori italiani che imbracciano i loro fucili esclusivamente per “hobby”.

Un numero di animali esageratamente grande, ma purtroppo realistico, e che non tiene conto non solo degli animali vittime delle cosiddette attività di controllo, la “caccia di gestione”, praticata al di fuori del calendario venatorio e nelle aree vietate con il pretesto di limitare il numero di animali, ma anche delle vittime del bracconaggio.

La caccia è la principale causa di morte violenta per gli animali, vittime di un sadico "divertimento" umano, che qualcuno ha perfino il coraggio di chiamare sport, oltre che della morte e del ferimento di decine di persone ogni anno.

È ora di fermare questo massacro legalizzato.

SABATO 21 e DOMENICA 22 OTTOBRE 
aderiremo alla campagna LAV #bastasparare 
ci troverai a PORDENONE, in Piazzetta Cavour
dalle 9 alle 12:30 e dalle 15 alle 19 
Potrai firmare la petizione per chiedere l’abolizione della caccia.

QUI l'evento Facebook

lunedì 25 settembre 2017

Un incontro mancato, mostra fotografica e conferenza - Pordenone 2 e 3 dicembre 2017



"UN INCONTRO MANCATO"
Mostra fotografica e conferenza
Sul reportage animalista


Sabato 2 e domenica 3 dicembre 2017
Sala Torricella (ex tipografia Savio) 
Via Torricella 2 - Pordenone

Presentazione della mostra, sabato 2 dicembre alle 18:00
A introduzione le note poetiche di Denis Biason 
Seguirà la conferenza con Stefano Belacchi e Benedetta Piazzesi

Al termine della conferenza sarà offerto un rinfresco vegan

INGRESSO LIBERO

Orari di apertura della mostra
: 2 e 3 dicembre, 10:00/18:00



Un incontro mancato è un libro fotografico. Risultato di un gioco di specchi tra documentazione e riflessione sull'allevamento animale. In questi anni di espansione delle istanze animaliste anche attraverso la loro diffusione mediatica, abbiamo più che mai bisogno di riflettere sugli strumenti e i contenuti capaci di trasformare il sentire animalista da scelta individuale (consumistica o ascetica che sia) in lotta a pieno titolo politica. Scegliere le parole giuste è il primo passo ma l'immagine, che è prepotentemente tornata nella nostra epoca al centro delle strategie comunicative, esige e stimola, forse ancora di più, i nostri pensieri e la nostra consapevolezza.

È quasi certo che gli animali ritratti in questo libro siano morti, adesso. Niente ci turba come le fotografie dei defunti, che conservano una traccia della loro realtà e ce li riportano misteriosamente presenti. Nel caso dei condannati a morte, come quelli che possiamo osservare in questo libro, però, il soggetto non solo torna dalla morte, ma sembra dirigersi verso di essa. In un tempo invertito, che non ci risparmia l’inquietudine del futuro e ci colpisce con l’ineluttabilità del passato, gli animali condannati dall’industria zootecnica stanno per morire e sono già morti.

La fotografia non può fare a meno di parlare della morte, e di battersi contro di essa. Il documento fotografico si è sempre prestato alla denuncia sociale, eppure il fotoreportage, quello di guerra in particolare, ha uno statuto ambiguo, dal quale non sono assenti ipocrisia e impotenza. Il fotoreportage animalista, che ritrae scene da una guerra che è sotto ai nostri occhi e non vogliamo vedere, non è esente dalle ambiguità della fotografia sociale: denuncia una realtà invisibile e ci rende spettatori, ci attiva e frustra l’azione. Questa sua dimensione intermedia è il “potenziale negativo” della fotografia che, costringendoci in uno stato di scomoda impotenza, può forse fare della nostra usuale passività qualcosa di insostenibile.

Stefano Belacchi, guida ambientale escursionistica e fotografo. Da molti anni impegnato nel movimento animalista, a partire dal 2011 partecipa alla costituzione dell’associazione “Essere Animali”. Con questo e altri gruppi animalisti in Italia e all’estero contribuisce alla documentazione e denuncia dello sfruttamento animale.

Bendetta Piazzesi, studentessa PhD presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, si occupa di questione animale da un punto di vista storico e filosofico. È redattrice di “Liberazioni. Rivista di critica antispecista”, e ha pubblicato per Mimesis Così perfetti e utili. Genealogia dello sfruttamento animale (2015).
Per informazioni: animalistifvg@gmail.com

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giovedì 21 settembre 2017

L'animale come immagine empatica - Pordenone 11 novembre 2017




"L'ANIMALE COME IMMAGINE EMPATICA"
Analisi delle nuove forme di utilizzo degli animali in contesti ludici 
e terapeutici attraverso i contributi di Sabrina Tonutti, antropologa sociale e Francesco De Giorgio, biologo specializzato in cognizione animale.

Sabato 11 novembre 2017 alle 18:00
Sala Torricella (ex tipografia Savio) 
Via Torricella 2 - Pordenone
INGRESSO LIBERO
Al termine della conferenza sarà offerto un rinfresco vegan

Gli animali irrompono nelle nostre vite costantemente, dall'uccello che vola sopra le nostre teste e che, per un istante, sembra fermarsi a guardarci, all'insetto che abita la nostra stessa casa, al gatto che attraversa improvvisamente la strada, al cinghiale che si muove lungo i confini tra città e zone boschive e che, a volte, questi confini li oltrepassa, alle nutrie che popolano rive e fossati... di esempi potremmo farne davvero tanti. 
Ciascuno è un monito che ci ricorda che anche noi siamo animali, e allora, anziché gioire di questi incontri-convivenze, innalziamo barriere sempre più alte, recinzioni e confini (fisici e mentali). Raramente pensiamo che siamo noi ad irrompere nelle loro vite, ad invaderle (la mia casa, la nostra città, le strade che noi attraversiamo, i campi che coltiviamo, i boschi per le nostre passeggiate). 
Agiamo da padroni dando per scontato ciò che - erroneamente - riteniamo nostro, esattamente come consideriamo nostre le loro carni e le "prestazioni" che richiediamo loro.
Assurdamente però ci piace immaginarci "padroni magnanimi": coloro che nutrono simpatia, se non addirittura amicizia e affetto per (quasi) tutti gli animali. E così acquistiamo il cagnolino o il gatto per tenerci compagnia, o la tartarughina, il pesciolino, il criceto o l'uccellino, pensando di offrire ai nostri bambini compagnie per noi meno impegnative dal punto di vista della gestione. Allo stesso modo portiamo i figli a vedere gli animali dello zoo, del circo, o li iscriviamo ai corsi di equitazione.

Di recente - forse perché si fa un gran parlare di "rispetto" e "benessere" animale - qualcosa si è rotto in questo sistema. Qualche dubbio viene a galla. Non riusciamo più a sentirci così agevolmente "padroni magnanimi". Nulla di preoccupante però, nulla che non si possa "aggiustare" con qualche trucco.
Ed è così che il mercato dello sfruttamento animale ha scelto di adeguarsi alle nuove esigenze. 
Non si va più a equitazione, ora si frequentano centri di ippoterapia o specializzati in "monta etica"; non si va più allo zoo, ora si visitano le fattorie didattiche, per non parlare delle passeggiate con gli asini o delle mostre - etiche - di animali vivi. 
Le fiere ornitologico venatorie cambiano sembianze (ma non contenuto) e d'improvviso diventano occasioni per trasmettere "amore" per gli animali e la natura; si arriva addirittura a scomodare termini come "libertà" e "convivenza".

Comuni, Pro Loco e parrocchie, sempre solerti nell'offrire svaghi e momenti di aggregazione per la cittadinanza, tra un piatto di costa e salsiccia o una più raffinata offerta slow food a km 0, si adoperano a portare a domicilio nei centri cittadini "l'animale in carne, ossa ed empatia".

L'antropologa Sabrina Tonutti affronterà, dal punto di vista sociale, le nuove forme di sfruttamento messe in atto per non disturbare la sensibilità del consumatore pur mantenendo le stesse strutture di abuso animale di sempre.

Il biologo Francesco De Giorgio parlerà dell'impatto che l'evolversi di questo fenomeno ha sull'animalità. 
Addestrare alla relazione? Educare all'empatia? Cosa perde l'animalità nello sviluppo di competenze, all'interno di attività ludiche e di relazioni d'aiuto assistite dagli animali

Sabrina Tonutti - Antropologa culturale dell’Università di Udine,
studia il rapporto fra umani e altri animali, si occupa di vegetarismo
ed è Fellow dell’Oxford Centre for Animal Ethics. Tra le sue
pubblicazioni: Diritti animali. Storia e antropologia di un movimento
(Forum 2007) . Con VARIANTI sta realizzando il documentario IN MEMORY, sulle pratiche di commemorazione degli animali, familiari e non.

Francesco De Giorgio - biologo, specializzato in cognizione animale. Docente e ricercatore indipendente in cognizione animale, a supporto di atenei internazionali. Membro di diverse società scientifiche, culturali, di critical animal studies e che trattano la relazione tra gli umani e gli altri animali. Componente del Comitato Etico ISAE (Società Internazionale di Etologia Applicata).

Per informazioni: animalistifvg@gmail.com
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"Bimbi&Natura" a San Valentino: parchi gioco o vite in gioco?

"Bimbi&Natura" - Parco San Valentino, 20 e 21 settembre 2017


Sembra consolidato che, per riempire di contenuti una qualsiasi esperienza organizzata a favore dei bambini, si debbano mettere a loro disposizione degli animali. Animali da guardare, da toccare, da montare. Più sono, meglio è.

Quella che fino a qualche anno fa sarebbe stata una pratica impensabile, è diventata una triste consuetudine, come abbiamo potuto assistere in questi giorni al Parco San Valentino di Pordenone durante "Bimbi&Natura", manifestazione organizzata dall'Associazione
S. Valentino con il patrocinio del Comune di Pordenone e dell'Ente Turismo FVG.


Il volantino promozionale mostra bambini e altri animali liberi che giocano in un prato. Ci sono tutti: conigli, capre, pecore, cigni e l'immancabile asino in primo piano.
Già il messaggio che viene dato qui è discutibile.




Viene mostrato un contesto dove i bambini sono liberi, a contatto con altri animali anch'essi liberi. Ma un contesto come questo non esiste. Per essere liberi insieme è necessario conoscersi e vivere (viversi) in un ambiente che permetta la libera espressione di tutti.

Senza voler entrare nel campo della pedagogia, possiamo ben dire che nessun animale delle fattorie didattiche vive in un contesto di libertà d'espressione, né fisica, né mentale.

E questo trasforma di fatto ogni esperienza in una semplice esposizione di corpi, o meglio ancora, un parco giochi dove i giochi sono esseri viventi, dove la volontà della soggettività animale (anche l’animalità umana) coinvolta è perennemente ignorata. Una fiera della passività dove nessuno può essere veramente sé stesso.

Ma al di là del volantino, la realtà di "Bimbi&Natura" è, se possibile, ancora peggiore.
Per pubblicizzare le attività delle fattorie didattiche, gli animali sono portati in trasferta e chiusi in recinti e gabbie, in modo da essere a disposizione degli sguardi e delle mani di tutti. A parole c'è molto amore, nei fatti diventano oggetti. Oggetti da usare, da spostare, da guardare, da toccare, da cavalcare. Oggetti che dovrebbero far "conoscere" la natura ai bambini.




Oggetti che, in realtà, servono a nascondere l'ipocrisia che sta dietro alle fattorie didattiche.
Se da un lato ogni categoria di allevamento va messa sullo stesso piano, nel senso che non esistono cattivi allevamenti intensivi e buoni allevamenti biologici eco sostenibili, è anche vero che proprio le fattorie didattiche, che ora vengono esportate in città da eventi di questo tipo, diventano delle facciate socialmente accettabili dietro alle quali si nascondono altri tipi di allevamento, socialmente molto meno accettati. Tuttavia, quello che è più o meno digeribile dalla società è un problema dell’uomo. Per gli animali coinvolti si tratta pur sempre di vivere un’esistenza dove la propria volontà non viene mai presa in considerazione.



Oltre agli animali, usati anche come cartellone pubblicitario del proprio stesso corpo, vittime di questa ipocrisia sono anche i bambini, ingannati e usati per promuovere la bella facciata dell'allevamento. Bambini che diventeranno buoni consumatori, che dimenticheranno presto che dietro agli occhi dell'Altro c'è un soggetto che vorrebbe essere titolare della propria vita.
Bambini ai quali viene sottratta la possibilità di poter riconoscere e preservare la propria e l’altrui genuina animalità in favore di rapporti basati esclusivamente sull'usufrutto dell’Altro.




Quello che chiediamo ai docenti delle scuole è che rifiutino ogni proposta di visita alle fattorie didattiche, zoo, delfinari, case delle farfalle e in generale qualsiasi contesto dove gli animali diventano oggetti. Quello che chiediamo ai genitori è che facciano sentire la propria voce in interclasse nel caso intercettassero proposte di questo tipo.  
                                                                                                              Andrea Gaspardo




lunedì 18 settembre 2017

A proposito degli asini a Pordenonelegge

dalla pagina Facebook di Pordenonelegge


Pubblichiamo il Comunicato Stampa del 16 settembre sulla presenza degli asini in occasione della rassegna letteraria Pordenonelegge, edizione 2017

Da qualche anno, in occasione di  Pordenonelegge,  è nata la consuetudine di utilizzare degli asini per trasportare una qualche sorta di biblioteca mobile. 


Questa edizione, che nel manifesto espone il volto di un asino di una locale cooperativa sociale, ha offerto una notevole spinta per alimentare quella che sta diventando una vera e propria tradizione. 

Consapevoli di questo rischio abbiamo, nelle scorse settimane, rivolto un appello al direttivo della fondazione Pordenonelegge, affinché non assoldassero quelli che vengono in gergo chiamati "asinari".  O, se ne fossero arrivati spontaneamente, che non fosse loro dato spazio mediatico. 

Abbiamo ricevuto una mail di rassicurazioni: la fondazione non ha mai ingaggiato animali e non intende farlo. Nonostante questa rassicurazione ci avesse dato l'impressione, neppure tanto vaga, di essere stati velocemente liquidati, ci siamo mostrati fiduciosi. Sbagliando. 

Non solo gli asini sono stati portati in piazza da una cooperativa - a portata di selfie e a portata di mano di chiunque volesse toccarli- ma le immagini e le scene sono state utilizzate dai canali ufficiali dell'evento, i cui promotori si sono dimostrati ben pronti a "cavalcare" l'asino. 

In una di queste condivisioni leggiamo "tanti asini, tanti libri, tanta gente, tanto tanto amore". 
Meno male che non si voleva mostrare il fianco ai luoghi comuni! 

Desideriamo ribadire alla direzione di Pordenonelegge che dare spazio e sfruttare il ritorno d'immagine degli asini equivale, dal punto di vista degli asini stessi, ad aver pagato qualcuno che li portasse in piazza. 
Tra l'altro molte persone da noi interpellate hanno inteso la presenza degli asini come parte integrante della manifestazione. Questo a riprova che sarebbe stata doverosa 
una presa di posizione da parte dell'organizzazione. Ma perché prendere posizione quando si può trarne un beneficio? 

Non è finita. In un articolo apparso ieri sulla stampa si favoleggiava sui veri e propri provini per il materiale promozionale, ai quali sono stati fatti partecipare 6/7 asini. 
Riteniamo a questo punto doveroso pronunciarci anche su questa ulteriore forma di sfruttamento, sulla quale avevamo inizialmente sorvolato. 

A nostro avviso sarebbe importante per un evento che si fa portatore di cultura, come lo è Pordenonelegge, non dover poi mostrarsi così impermeabile a importanti questioni di etica animale. Questioni che invece dovrebbero essere prioritarie nel momento in cui si decide di avvicinarsi a una soggettività animale, ferma restando la nostra contrarietà a ogni loro utilizzo per qualsivoglia destinazione d'uso. 

Purtroppo anche quest'anno la volontà degli asini è rimasta inascoltata. Anche quest'anno forte e chiaro è stato lanciato il messaggio che gli animali possono essere usati come mezzo pubblicitario, come diversivo, come palliativo e contorno alle manifestazioni umane.
Chiediamo, quantomeno, che durante i rimanenti giorni di questa rassegna non siano più usati foto e video degli asini sui social. 
Un invito che ci auguriamo non venga cestinato e in risposta al quale 
non vorremmo essere -ancora una volta- vanamente rassicurati. 

Qui sotto, per dovere di completezza, l'appello inviato a Pordenonelegge a inizio settembre (sottoscritto dalla nostra associazione assieme a LAV, Learning Animals
e diverse altre firme di cittadini, scrittori, filosofi e docenti di zooantropologia:


Gentile direzione di pordenonelegge.it, tra poche settimane inizierà l’edizione 2017 della manifestazione.
Vi scriviamo per scongiurare quello che negli ultimi anni è diventato un fenomeno sempre più presente in moltissime manifestazioni, ovvero la partecipazione di Cooperative Sociali, Onlus, proprietari o allevatori che portano uno o più asini utilizzandoli al fine di offrire i più disparati servizi per lo svago di bambini e adulti. Recentemente si sono visti questi animali usati come biblioteca ambulante, usati per passeggiate, per il traino di calessi e carrozze, per l’avvicinamento dei bambini all’equitazione. In ogni caso, asini usati.
Il cartellone pordenonelegge.it di quest’anno raffigura proprio un asino.
Probabilmente non è in programma nessuna loro prestazione – cosa che speriamo vivamente – ma avendo assistito a un incremento vertiginoso dell’uso di asini in moltissimi eventi, abbiamo ritenuto doveroso scrivervi. In primo luogo per salvaguardare gli asini, ma anche con l’intento di portare un nostro contribuito ad una manifestazione che nasce come invito alla lettura, alla conoscenza e all’immaginazione, una manifestazione che non dovrebbe lasciare spazio a momenti dallo scarsissimo valore esperienziale. Anzi, con un valore esperienziale sostanzialmente negativo per tutte le parti in gioco.
Vogliamo evidenziare che in nessun modo l’impiego degli asini rappresenterà un momento culturale di crescita, né per gli adulti, né per i bambini ma tanto meno per gli asini stessi, che subiranno la folla e le centinaia di richieste performative come un vero e proprio abuso. Un abuso silenzioso e poco visibile, ma certamente molto, molto impattante.
Sicuramente verrà detto che sono abituati a “lavorare”: ebbene, il fatto che siano abituati ad essere oggettificati, non cancella il problema, anzi lo rende ancora più grave.
Sicuramente verrà anche detto che avvicinare i bambini a questi animali servirà a far crescere in loro il rispetto per l’animale: riteniamo che non sia così.
L’esibizione di animali non può essere considerata come una condivisione di vita vissuta, poiché rappresenta per l’asino solo l’ennesima situazione in cui gli verrà negata la scelta se interagire o meno con l’umano; e per i bambini un precedente culturale deleterio nel proprio delicato punto di vista sull’animalità. Un punto di vista che andrebbe il più possibile preservato, ma che a causa di questi ripetuti e superficiali contatti viene smantellato in favore di una visione dell’animale spesso veicolata dalle aspettative degli adulti e inquinata dai concetti di fruizione e utilità.
Riteniamo che negare oggi lo spazio che pretenderanno questi personaggi, sarà un momento importante di crescita, una presa di posizione decisiva affinché uno dei più importanti appuntamenti della nostra città possa indirettamente prendersi cura anche dell’animalità, mantenendo alta la qualità e i contenuti della manifestazione, il cui focus rimarrà l’incontro con gli autori e gli editori e non l’offerta di discutibili attività ricreative per famiglie e bambini.
Abbiamo rivolto questo invito direttamente a voi in quanto organizzatori dell’evento, ma allo stesso tempo siamo consapevoli del fatto che qualcuno potrebbe partecipare con gli asini a titolo personale, con la sola autorizzazione del Comune di Pordenone. Tuttavia, proprio per l’importanza e la complessità dell’organizzazione di una manifestazione così imponente, immaginiamo che qualsiasi richiesta di occupazione di suolo pubblico nell’area adibita all’evento vi verrà comunicata da parte del Comune. Quello che vi chiediamo, anche in questo caso, è di non concedere loro lo spazio che richiedono.

Vi ringraziamo per l’attenzione e confidiamo in una collaborazione in tal senso. Siamo disponibili per qualsiasi chiarimento in merito e restiamo in attesa di un vostro cortese riscontro.

Un grazie speciale ad Andrea Gaspardo per aver promosso e curato questo appello.



giovedì 31 agosto 2017

Macellazioni, una riflessione


V dinastia, tomba di idut, 2360 ac ca.
macellazione del bue


Vi sono crimini legalizzati, crimini "in deroga" perpetrati in nome di una tradizione, di un'usanza o di una religione. Altri, che in tempi come questi non fanno notizia, si consumano in un contesto di domestica convivialità, sdoganati come antichi riti della cultura contadina e descritti come feste "gioiose" ed "occasioni di socializzazione per l’intera famiglia, i parenti, i compari, gli amici e spesso anche i vicini di casa".
E' sufficiente digitare il termine macellazione in un qualsiasi motore di ricerca per ritrovarsi in una dimensione macabra e surreale, dove i corpi degli animali si perdono una volta ancora, diventando cose da violare e guardare con morbosa indifferenza.
Si accosta spesso, a questi corpi da scomporre, un abusato concetto di "benessere animale" (che tanto rassicura il lettore), mutuato dal lessico di un corpus legislativo lacunoso e kafkiano, quando non fallace.
Difficile orientarsi fra Regolamenti CE , Decreti Legislativi e articoli che modificano o abrogano altri articoli.
Si può parlare di benessere degli animali al momento della macellazione?
A norma di legge questo è possibile. Il Brambell Report ce lo ha detto nel 1965. Oggi ce lo dicono gli allevatori, ce lo raccontano i media, le agenzie pubblicitarie, i difensori della "zootecnia compassionevole". 
Ci dicono che il benessere animale può essere tutelato anche durante la macellazione, con buona pace del consumatore. Perché ciò che conta è il mezzo, non il fine.
E la legge stabilisce che il mezzo attraverso cui si deve raggiungere un "fine" che non strida con le nostre coscienze (l'uccisione di miliardi di individui) è lo stordimento degli animali, strumento (assieme ad altri "accorgimenti") atto ad evitare loro sofferenze "inutili".
Chiaramente tutto questo giro di parole (e di normative) è la chiave di lettura di un sistema nella cui ottica la macellazione a scopo alimentare rappresenterebbe una sofferenza "utile".

La legge consente anche macellazioni senza stordimento.
Una di queste macellazioni senza stordimento è al centro del dibattito di queste ore, un dibattito che si rinnova ogni anno in occasione della "festa del sacrificio" (īd al-aḍḥā). Sui social non si sprecano i commenti indignati di tante persone che, fra una frittura di pesce e una grigliata di fine estate (in attesa di una pasqua cristiana che vedrà milioni di agnelli andare al macello), si improvvisano portatori insani di una compassione ipocritamente intermittente. Qualcuno arriva a puntare il dito anche su associazioni come la nostra, ree -a loro dire- di non portare avanti la "loro" crociata contro la macellazione rituale.
Siamo e sempre saremo contro ogni allevamento, schiavitù 
macellazione, senza distinzioni di forma. 
Queste stesse persone, così attente a ciò che sta avvenendo ora in occasione della festa del sacrificio, con ogni probabilità non degneranno di un solo sguardo le migliaia di animali (gallne, polli) che a poco meno di un mese saranno sacrificati in occasione del kapparòt ebraico.
Perché la macellazione senza stordimento, se vogliamo dirla tutta fino in fondo, è anche questa. E non solo.
Perché la deroga allo stordimento preventivo vale da sempre anche per le macellazioni casalinghe, quelle di "volatili da cortile, conigli e lepri macellati al di fuori dei macelli dai loro proprietari per consumo domestico privato"  (Regolamento CE n.1099/2009, Capo I, Articolo 1).

E se di riti vogliamo parlare, i detentori di memoria selettiva della compassione dovrebbero spendere almeno due parole su quel "rito” pagano che è la macellazione domestica dei suini, che a partire dal mese di novembre ed almeno fino a marzo avviene in molti Comuni italiani.
Un profondo taglio alla gola. Il sangue viene raccolto ed utilizzato per il sanguinaccio, ovvero rappreso all’interno di budelli disposti in acqua calda. 
Non è però prevista la presenza del veterinario al momento della macellazione la quale rimane, in un certo senso, tra le mura domestiche, macellazione casalinga come più propriamente detta.


foto: Il Foglio 



Fra i guru di questa edificante "arte" della macellazione fai da te si annovera Camillo Langone, saggista e giornalista italiano, che dalle pagine de Il Foglio dispensa consigli e lezioni di vita in qualità di "fondatore e direttore della scuola di macellazione domestica".
Lui, che definisce Depardieu un eroe, citandolo : “Vaffanculo le norme della Cee! Che dicono anche: Vietato mettere la museruola ai vitelli, non bisogna far male agli animali. Benissimo, così te li scordi i vitelli da latte! Senza museruola, il tuo vitellino mangia l’erba e la carne diventa aspra”, racconta al lettore: "Non ho ancora deciso se uccideremo prima i polli o i conigli. Lo devo decidere io perché il fondatore e direttore della scuola di macellazione domestica sono io, e ho un dubbio. Se è vero che ogni percorso didattico dev’essere a difficoltà crescente, partire dall’insegnamento più elementare per giungere a quello più complesso, bisogna uccidere prima i conigli. A detta dell’intero corpo docente (la scuola non ha ancora una sede ma ha già un corpo docente), uccidere i conigli è un gioco da ragazzi, un colpo secco sulla nuca e via. Pare che il leporide abbia nuca delicatissima. Zia Carmela a Picerno (Appennino lucano) usava il mattarello, lo ricordo perfettamente, ma era già piuttosto avanti con gli anni, può darsi non si fidasse delle proprie mani. Mentre i miei insegnanti sono giovani e forti, dopo magari ve li presento. Pare che il coniglio sia impegnativo scuoiarlo, ma ogni cosa a suo tempo, adesso concentriamoci sul momento dell’uccisione. Quella del coniglio è meccanicamente più facile perfino di quella del pollo che è pur sempre alla portata di qualunque volenteroso e però complicata dalla compresenza di più tecniche: a mani nude, con normale coltello, con pinza apposita. Anche qui prima o poi mi toccherà prendere una decisione: ogni tecnica ha i suoi pro e i suoi contro, forse solo la pinza ha più pro che contro (ma sono contro pesanti: è tanto pratica quanto impoetica), e dovrò capire se è giusto adottare un’unica modalità o lasciare ai docenti libertà di insegnamento. Tuttavia quella del pollo è uccisione più facile psicologicamente. La gallina, come tanti altri volatili da cortile (faraona, fagiano, pernice, piccione…), non suscita identificazione né particolare compassione. Saranno gli occhietti piccoli, da rettile, sarà l’assenza di sentimenti evidenti e l’evidente stupidità, nemmeno Walt Disney è mai riuscito a umanizzare il pollo."


Il pensiero di Langone può infine essere riassunto in questa sua dichiarazione: " (...) agli animalisti non importa essere logici, un’ideologia prima che convincere vuole vincere, e quando vince è in grado di rendere indiscutibile qualunque assurdità.
Pertanto saranno benvenuti atei e agnostici vogliosi di imparare a sgozzare e spennare galline, così come massoni, deisti, pagani non vegetariani, mentre non sono previsti maomettani, per ovvi motivi: verrà versato tanto vino quanto sangue, e poi, di corso in corso, di specie in specie, vorrei arrivasse il turno del maiale. Una definizione al contempo esaustiva e sintetica della Scuola di Realtà potrebbe essere “Macellazione domestica e cucina conviviale” perché uccidere è molto eppure non è abbastanza, infine bisogna anche mangiare, e fra il pollo appeso per le zampe a sgocciolare e la coscia arrosto con la sua pelle bella croccante c’è di mezzo un vasto saper fare che nella mia scuola verrà insegnato da cuochi completi."

Diverse ritualità, accomunate da un'unica cultura.
La cultura del dominio è trasversale, non fa differenze di sorta e ha il volto delle vittime di tutti gli abusi.