venerdì 26 agosto 2016

Asini

Lady Chatterley 


[...] il gambero è un frutto del mare, te lo puoi 
fare sia arrosto, bollito, grigliato, al forno, 
saltato, c'è lo spiedino di gamberi, gamberi con 
cipolle [...] zuppa di gamberi, gamberi fritti in 
padella, con la pastella, a bagnomaria, gamberi 
con le patate, gamberi al limone, gamberi 
strapazzati, gamberi al pepe [...] minestra di 
gamberi, stufato di gamberi, gamberi 
all'insalata, gamberi e patatine, polpette di 
gamberi, tramezzini coi gamberi... e questo è 
tutto mi pare. (Bubba sui mille usi dei gamberi ­ 
Forrest Gump ­ 1994) 


Asini . Riflessivi, riservati, sensibili. Asini che mostrano un’attenzione profonda ai propri spazi, una radicata esigenza di tutelare la propria privacy, l’integrità del proprio corpo e delle proprie emozioni. Asini che a volte cercano la tua vicinanza, altre volte la schivano per lunghi mesi. Asini che attraversano periodi di entusiasmo e periodi di toccante tristezza, per motivi che non ci sarà mai dato di conoscere. Asini che arrivano a lasciarsi morire per la perdita di un amico. Asini innamorati, asini divertiti e traboccanti di vita e curiosità.

Rifugio del Cavallo di Montereale Valcellina


Così sono gli asini che conosco.
Sono tre: Galileo, Palmira e Lady Chatterley. Abitano al Rifugio del Cavallo di Montereale Valcellina. Hanno la grande fortuna di poter dare voce a tutte queste espressioni e di poterle vivere pienamente. Sono animali che si svelano a poco a poco. Un po’ come i gatti, hanno la propensione a diffidare (a ragion veduta) di qualsiasi prestazione venga loro richiesta. Per iniziare un momento di dialogo con loro è condizione indispensabile, ma non sufficiente, quella di abbandonare ogni aspettativa nei loro confronti.

Ma gli asini sono molto altro ancora. Allo stato brado sono fieri, intrepidi, pieni di spinta vitale e integrità individuale e di gruppo. Se impossibilitati ad avere per sé e per il proprio branco uno spazio adeguato a vivere una vita propria, con lucidità ci chiedono quanto meno che vengano tenute in considerazione e rispettate le proprie irrinunciabili esigenze sociali.

La maggior parte degli asini non ha queste opportunità e mai le avrà.
La maggior parte di loro, quando va bene, lavora per avere salva la vita. Guardiamoci attorno. Nel periodo estivo ogni settimana c’è un evento che coinvolge gli asini. Sempre più spesso. Più passano gli anni e maggiore è il carico di lavoro che viene loro richiesto.

corsa degli asini


Ce n’è per tutti i gusti: asini che tirano la carrozza con i bambini. Bambini che prendono il patentino per cavalcare l’asino. Asini montati durante il palio per qualche festa cattolica dedicata alla Madonna. Asini – esausti – produttori di benessere umano nella onoterapia , una forma di ​ pet therapy assai diffusa in Francia, Stati Uniti e Svizzera che sta iniziando a riscuotere successo anche in Italia.

Asini usati in campagna elettorale per sostenere il candidato sindaco di turno. Asini citati in tali occasioni come ​ "un modo alternativo ed ecologico per spostarsi in città".

Che dire dei tanti nostalgici dei bei tempi in cui gli alpini andavano in guerra con gli asini?
Asini vittime innocenti, eroi loro malgrado, patrioti per forza di uno stato che non avrebbero mai voluto servire.
Per colmare questa nostalgia ci siamo allora inventati le rappresentazioni storiche, dove sicuramente non possono mancare i mansueti e testardi asini.
O i presepi viventi, così simili ai nostri presepi di plastica da non poter esistere senza la presenza di un asino.

Gli asini contribuiscono persino al rilancio del turismo. Tra le vacanze più diffuse nell’estate della crisi, a quanto pare, c’è infatti il trekking sommeggiato . In queste eco gite l’asino diventa naturalmente (cit.) il "miglior amico del camminatore" . Poco importa se noi rappresentiamo poco e nulla per lui se non, nella migliore delle ipotesi, una pesante seccatura. Nella peggiore delle ipotesi, invece, una vera e propria tortura.

E ancora, lezioni di equitazione per i più piccoli ("gli asini sono meglio dei pony per apprendere i primi rudimenti di questa disciplina").
O gli asini porta­zaini; gli asini taglia­erba, dimenticati in un prato ai bordi della statale al loro destino da qualche assessore trevigiano.

Asine produttrici di latte per umani: per il latte d’asina, panacea per le allergie al latte vaccino e per gli anziani. Ed è già boom.
E non dimentichiamo la carne di asino, perché l’asino è buono anche da morto. Non è raro trovare agriturismi che promuovono l’avvicinamento coatto agli asini per poi servirne il corpo per cena.

Agli asini si trova sempre qualcosa da fare, fosse anche morire.

Gli asini in realtà non perdono occasione per comunicarci in ogni modo il loro totale disaccordo.
Ma ogni segnale è disatteso sistematicamente, negato e spesso deriso.
Ogni disobbedienza è punita con il dolore.

Riporto da un sito ​ http://peekabootravelbaby.it/asini­e­bambini​ :

Si dice Asino (ma anche Somaro o Ciuco!) e si intende esprimere una connotazione negativa, a volte quasi dispregiativa, eppure negli ultimi anni c’è stata una riscoperta della figura dell’asino: grazie alla diffusione dell’onoterapia e della riscoperta dell’utilità del latte di asina, l’asino da simbolo d’ignoranza assurge agli onori divenendo il protagonista su cui si fonde una terapia. 

“Assurgere agli onori”, perché l’uomo ha (ri)scoperto utilità che erano andate dimenticate. Così diventa opinione comune che con gli asini si possa fare di tutto per il fatto che, si vuol credere, se lo lasciano fare.
"È il loro destino". Perché i cavalli, che pur condividono la loro triste sorte, sono piuttosto pericolosi se qualcosa va storto. Nessun genitore sano di mente metterebbe un bambino di quattro anni sopra un cavallo.
Ma cadere dall’asino sembra essere indolore.
Destini e dicerie creati ad arte, fondati su false verità, con l'esclusivo scopo lanciare nuovi settori dello sfruttamento animale. Indolore sarà di certo l'introito economico di chi promuove queste attività. Il massimo dell'aspirazione concessa agli asini sfruttati sarà una dolorosa vita al servizio di chi, quando non li riterrà più utili per il lavoro, saprà ricavare da loro un'ultimo tornaconto avviandoli al "buon vecchio" macello.

Abbiamo così trovato l’animale perfetto per ogni esigenza.
Docile quel tanto che basta per le esigenze delle famiglie, buffo quel tanto che basta per rassicurarci che sì, effettivamente, siamo più svegli noi.
Perché gli asini hanno sempre questa espressione goffa che li rende meno degni e nobili dei cavalli.
Cavalli, ai quali, per inciso, viene riservato un trattamento sostanzialmente identico. Con una sola differenza. Quando diventerà illegale macellare cavalli, perché è poco romantico ucciderne uno per mangiarlo, è probabile che pochi si ricorderanno degli asini, che invece nella nostra scala del romanticismo sono un gradino sotto ai cavalli.

Che ne è della loro privacy? Della loro attenzione per le distanze? Della loro sensibilità? Della loro fierezza? Della loro esigenze sociali?
Che ne è di quello che ci avrebbero potuto insegnare gli asini sul proprio essere asino, se solo li avessimo incontrati senza il carico di tanti pregiudizi e senza la mediazione dei nostri sacri e intoccabili bisogni?

C’è ancora tutto, intatto. Ma nascosto, doloroso, sotterrato con cura dietro quei destini spezzati. Ogni volta che mettiamo nostro figlio sopra un asino, seduto nel calesse, ogni volta che sosteniamo manifestazioni con asini (ma ovviamente lo stesso discorso vale per ogni animale senza distinzione di razza e specie) stiamo contribuendo a gettare un altro strato di cemento sopra l’animalità sepolta di ogni singolo individuo e di ogni gruppo sociale.
Ogni strato è nuovo dolore, rinnovato, più sordo, più intenso, fino ad arrivare al grado massimo: l’apatia, l’assenza. Ultima difesa nei confronti del furto cui sono vittime.

Ogni domenica pomeriggio, quell’asino sarà un po’ meno asino.
Quel bambino sarà un po’ meno bambino.
Ci sveglieremo lunedì mattina più adulti, più cinici, insensibili, freddi, apatici e infelici, pronti a essere efficienti e produttivi, umani e asini.

Andrea Gaspardo


domenica 14 agosto 2016

Le bugie hanno il naso lungo


Corsa degli asini di Porcia (PN)

Ma qualcuno ha avvisato don Fort che non si dicono le bugie? 

«...Quindi, al momento della corsa vera e propria, che viene effettuata da gente giovane e poco pesante, si vieta l’uso di frustini e si monta a pelo, senza briglie».
(fonte: http://goo.gl/TALVQO )


 "poco pesante"?

Infatti l'anno scorso "gente giovane poco pesante" ha rischiato di spaccare la schiena (di certo procurava non pochi dolori e danni) ad un piccolo asinello; e dov'erano i veterinari che avrebbero dovuto garantire il "massimo rispetto" degli asini? (presenze che dovrebbero rassicurarci e rassicurare gli asini?).

 Quel che è loro "sfuggito" però non è sfuggito a noi, fatti non parole, documentati e resi pubblici.  
 Da notare la "leggerezza" del ragazzo con la maglia numero 9, le salite a peso morto, la camminata barcollante dell'asinello che faticava a reggere il pesante fardello; come se non bastasse, dal momento che il giovanotto non riusciva a "dominare a dovere" l'animale, finendo con il farsi disarcionare, gli organizzatori hanno ben pensato di sostituirlo con un altro giovane (numero 6), non certo più leggero, ma di sicuro più abile nell'imporsi, governare, costringere.

Per rimanere in tema di bugie, ci chiediamo anche come don Fort possa permettersi di dichiarare che gli asini vengono montati "senza briglie", senza timore alcuno di essere sconfessato ...briglie e morso c'erano eccome, e a ricordarlo agli asini i continui dolorosi strattoni.

E comunque, fatti - gravi - a parte (troppi per essere elencati tutti in questo post), resta il fatto che, durante tutto il tempo della corsa, gli asini hanno fatto capire con tutte le loro forze che non volevano partecipare al violento gioco cui erano costretti. 
Un penoso e triste spettacolo di sopraffazione che, a parere di don Fort, dovrebbe trasmettere ai giovani il rispetto nei confronti degli animali.
Sarà mai possibile? Le parole del bambino che, fuori campo grida: "Gabriele, dagli un calcio" la dicono lunga sul tipo di messaggi che queste manifestazioni trasmettono.

Le dichiarazioni di don Fort non stupiscono affatto, parole spese da chi si è ben definito "cristiano amante degli animali" (a dimostrazione di questo gli scatti fotografici del don circondato dai "suoi" tanto amati uccellini, prigionieri rinchiusi in gabbia).
Dimostrare passione e provare compassione sono concetti ben diversi, che a volte - e questo è il caso - possono risultare antitetici.
La compassione non contempla mai il possesso e l'abuso.

domenica 17 luglio 2016

Circo Millenium, un'altra aggressione ai danni degli attivisti

Ancona, 10 luglio 2016
Uno degli attivisti aggrediti dagli addetti del circo Millenium


Ancona, 10 luglio 2016: una nuova aggressione avvenuta a danno di alcuni attivisti per mano degli addetti del circo Millenium.
A distanza di poco più di due anni dal feroce pestaggio di 5 attivisti a Pordenone, il circo Millenium torna alla ribalta per essersi reso protagonista, ancora una volta, di un inaudito episodio di brutale violenza.


Riportiamo la testimonianza di uno degli aggrediti di Ancona:

AGGRESSIONE VIGLIACCA E CRIMINALE AL CIRCO


Domenica 10 luglio, alle ore 16,30 circa, il nostro gruppetto di attivisti antispecisti, costituito da sette elementi, tre ragazzi e quattro ragazze, prende posizione a circa una quarantina di metri dalla biglietteria del Circo Millenium, attendato nel maxi parcheggio dello Stadio del Conero, in Ancona, con l’intenzione di inscenare un presidio di denuncia e di sensibilizzazione del pubblico al problema della condizione di estrema sofferenza degli animali, detenuti, violentati, abusati e sfruttati nei circhi, a scopo di lucro.
In quel mentre uno dei circensi muove verso di noi distaccandosi dal cospicuo gruppo di circa una ventina di persone, in gran parte uomini, in minima parte donne, che già dal momento dell’arrivo sul luogo con le nostre due auto, tengono sott’occhio i nostri movimenti. Vedendolo venire verso di noi, gli vado incontro, e questo, quando mi è vicino, mi intima con fare minaccioso di sgombrare immediatamente l’area insieme ai miei compagni, sostenendo che questa è stata presa da loro in affitto, perciò di loro esclusivo utilizzo, e che con la nostra presenza arrechiamo disturbo alla loro attività. Controbatto che l’area è pubblica, perciò anche da noi utilizzabile, e che della nostra manifestazione è già stato inviato un preavviso alla Questura di Ancona. Aggiungo che lui, se vuole, può chiamare la Polizia, così saranno gli agenti a stabilire se la nostra collocazione sia compatibile o meno con la loro attività ed eventualmente a farci spostare di lì verso un’area opportuna.
Nel frattempo sopraggiungono tutti gli altri circensi, alcuni dei quali, soprattutto le donne, iniziano a provocarci con pesanti insulti. Alcuni di noi controbattono le loro invettive, anche se in maniera più blanda, e questo è per loro il pretesto per passare all’azione. Così cominciano col prenderci a spintoni. Luca ed io, vedendo che le cose si stanno mettendo male, chiamiamo al telefono la Polizia.
Il primo ad essere violentemente aggredito sono io. Prima da uno che tenta di colpirmi al volto con un pugno, che io paro con la mano. Poi da un secondo (il fratello del primo), che senza che io possa accorgermene, perché concentrato sull’azione del primo, mi aggira portandosi alle mie spalle, e in perfetta sincronia con l’azione del primo, vigliaccamente afferra la mia lunga chioma da dietro e violentemente strattona il mio capo verso il basso, producendomi un forte trauma al rachide cervicale, facendomi sbilanciare indietro e facendomi crollare a terra supino. Nella caduta urto violentemente l’anca sinistra e il pollice sinistro che subiscono anch’essi un forte trauma. Appena la mia testa e la mia schiena toccano terra, prima ancora che riesca a realizzare cosa mi stia accadendo, tanto fulminea è l’azione, mi arriva in faccia, all’attaccatura del naso, un pesante pugno sferrato dall’alto verso il basso dallo stesso aggressore, che mi produce l’incrinatura del setto nasale ed un sanguinamento del naso. Grazie alla mia agilità riesco a rialzarmi prontamente, evitando così di essere massacrato a terra dal branco, che però si proietta verso di me appena sono in piedi.
Con uno scatto mi divincolo e fuggo velocemente, vanificando il loro inseguimento.

Il branco allora ritorna sui suoi passi e a subire l’aggressione questa volta è Luca, che ha fatto col telefono la ripresa video del momento della mia aggressione e sta riprendendo ancora. Atterrato con un forte pugno in faccia, viene poi trascinato sull’asfalto per i capelli, molti dei quali vengono strappati dal cuoio capelluto.
Il trascinamento produce sul suo torace abrasioni ed escoriazioni sanguinolente. Ma è ora che avviene il peggio: trattenuto a terra, tirandogli i capelli verso il suolo, viene colpito ripetutamente da più energumeni, con calci e pugni di violenza inaudita, principalmente su entrambi i lati del volto, producendogli numerose fratture delle ossa facciali, nonostante la schermatura fatta con le mani e gli avambracci. Il suo telefono, che lui nonostante tutto continua a tenere in mano per registrare tutta la sequenza degli accadimenti, gli viene strappato di mano e con tutta la forza scaraventato a terra, quindi distrutto (la scheda del telefono con la registrazione del video, costituente la prova del crimine, viene in seguito recuperata e messa a disposizione della Polizia).

Adamo ed io, tornato nel frattempo nel luogo delle aggressioni, interveniamo per far cessare il massacro, prima che ci scappi il morto. Allora i vigliacchi mollano la presa su Luca e nuovamente si scagliano verso di me, che anche questa volta fuggo a gambe levate, di nuovo inseguito da loro senza successo.
Il branco, come in precedenza, desiste dall’inseguimento e torna indietro, e questa volta diventa Adamo l’oggetto e la vittima dell’azione violenta.
Mentre pacatamente cerca di placare gli animi degli assalitori per indurli a smetterla con la loro azione scellerata, lo stesso soggetto che aveva aggredito me alle spalle, a tradimento sferra con la testa un potente colpo alla base del suo naso, rompendogli il setto nasale e producendogli un copioso versamento di sangue.

Mentre mi riavvicino al luogo del crimine, dopo aver seminato i miei inseguitori, vedo Adamo coprirsi con le mani il volto e poi venirmi incontro implorandomi di chiamare l’ambulanza del pronto soccorso, preoccupato per la possibilità di pesanti e pericolose complicazioni del suo precario stato di salute.
Il suo volto è una maschera di sangue e i palmi delle sue mani sono completamente imbrattate dal sangue sgorgato dal suo naso.

Chiedo telefonicamente l’intervento dell’ambulanza e invito le ragazze del nostro gruppo ad abbandonare la zona, mentre i circensi minacciano di distruggere le nostre auto se non le sgomberiamo di lì immediatamente. Uno di loro sferra un pesante pugno di avvertimento sul tettuccio della mia auto. Mi preparo ad intervenire, quando finalmente si vede sfrecciare sulla strada l’auto della polizia. Allora i circensi si decidono a lasciare l’area del misfatto e a raggiungere il loro tendone.
Sgomberate entrambe le auto dall’area e parcheggiate alla meglio lungo la strada, ecco arrivare l’ambulanza….

Leonardo Casaccia


Evidentemente la violenza paga!
Quando credere alle menzogne risulta più facile rispetto all'accettazione di scomode verità.
Quando la giustizia si dimostra inefficiente ed usa a smentirsi, totalmente disinteressata alla ricerca della verità (non è un caso che stiamo ancora attendendo, dopo oltre due anni, che la verità sia ripristinata in un'aula di tribunale).
Quando il silenzio, l'omertà e il disinteresse delle istituzioni e dell'opinione pubblica - complici colpevoli - gravano come macigni.
Perché mai chi già per professione è avvezzo all'uso della violenza come mezzo di coercizione (applicata sistematicamente, giorno dopo giorno, sugli animali schiavi: domati, abusati ed esposti innanzi ad un imperturbabile pubblico pagante, evidentemente talmente assuefatto agli orrori da non saperli cogliere) dovrebbe sentirsi non autorizzato a ricorrere alla prepotenza per negare ad altri il diritto, sancito dalla Costituzione, di esprimere liberamente le proprie opinioni?

Assistendo increduli a fatti che, in una società che ha l'ardire di considerarsi civile, non dovrebbero accadere, ricordiamo che, nel mentre, le voci dei veri protagonisti - gli animali imprigionati e costretti ad esibirsi negli spettacoli - continuano a rimanere inascoltate. Voci e corpi che non smettono mai di dire la loro, di opporsi o negarsi, di ribellarsi. Con loro continueremo a lottare senza farci intimorire, più motivati che mai.

giovedì 14 luglio 2016

Presentazione del libro: Volare! a Martignacco (UD)


Cos'è una fiera ornitologico venatoria?
La celebrazione della caccia, la mercificazione delle sue vittime.
Un mercato di animali, una distesa di gabbie attraverso le cui sbarre essi osservano la nostra libertà.

Sabato 16 luglio alle 18 saremo ospiti del diCaneinGatto cat_dog cafe per presentare VOLARE! - #nosagraosei, un libro che nasce dall’esigenza di spiegare le ragioni che ci portano a contestare la Sagra dei Osei di Sacile, la più importante manifestazione avicola europea e, con essa, tutte le fiere ornitologico venatorie.

Aiutaci a diffondere la consapevolezza sulle fiere che sfruttano animali: puoi farlo sostenendoci in questo lavoro di documentazione, leggendo e facendo conoscere questo libro. 

Sabato 16 Luglio 2016 ore 18:00
diCaneinGatto cat_dog cafe
via Cividina 4, Martignacco (UD)

Sagra dei Osei di Sacile: il nostro Contromanifesto 2016


Ogni anno Sacile si avvale di una serie di artisti per realizzare il manifesto che pubblicizza la Sagra dei Osei.
La Pro Sacile afferma che tutti i disegni fino a oggi divulgati sono sempre stati fedeli a quello che è lo spirito della manifestazione canora. 
È davvero così? 
Una manifestazione che imprigiona, che asseconda gli interessi dei cacciatori e degli allevatori (è sempre stata la loro sagra, e di nessun altro) dovrebbe, per onestà intellettuale, raffigurare nei propri manifesti ciò che davvero rappresenta: la privazione della libertà, la 
reclusione forzata ottenuta con una moltitudine di gabbie. 
Invece, fino ad oggi, i manifesti pubblicitari della Sagra dei Osei stravolgono la realtà di questa festa e sono un tripudio di colori, di raffigurazioni di una natura libera, solare, gioiosa, vivificante. Esattamente il contrario di quanto davvero accade a Sacile da quasi mille anni. Da qui l’esigenza di un contromanifesto che mostri la realtà: nasce 
nel 2013 il nostro progetto, che porta alla realizzazione di un contromanifesto che si rinnova negli anni. 

Il Contromanifesto 2016 è realizzato dal grafico, designer e architetto pordenonese Giuseppe D’Orsi.
Queste le sue parole: «Ho elaborato la struttura del contromanifesto cercando di instaurare un dialogo attivo tra immagine e testo, facendo sì che l'immagine rappresentasse la traduzione, quanto più immediata e suggestiva, delle parole che l'avrebbero accompagnata: essi dovevano rispecchiarsi a vicenda, innescando un sentimento di empatia e riflessione. 
Ho cercato di perseguire il medesimo scopo all'interno dell'immagine: le foto degli uccelli nelle gabbie rendono queste entità reali, corpi tangibili rinchiusi all'interno di un origami, uccello fittizio che imprigiona la loro essenza manifestando ciò a cui noi riduciamo la realtà viva e cangiante, creando un' ulteriore dialettica tra essere e non essere fino a giungere al paradosso più eclatante: l'irreale rende prigioniero il reale».

joDorsi (Giuseppe D’Orsi)
Classe 1979, grafico, designer e architetto, pordenonese di nascita, parigino d’adozione.
Art director e fondatore di diverse aziende e gruppi che operano nel mondo della comunicazione,  negli anni ha curato progetti di editoria, moda, video, esposizioni 
e immagine aziendale, collaborando con i più noti brand internazionali.
Vincitore di numerosi premi e menzioni, ha insegnato e tutt’ora insegna comunicazione in diversi istituti scolastici e aziende italiane.
Dopo oltre una decade e mezza di esperienza nel mondo della comunicazione visiva 
e del progetto, lavora come creative director per aziende italiane ed estere.

Da questa settimana a ‎Pordenone‬ (Viale Treviso) la prima delle 4 gigantografie del nostro Contromanifesto per la Sagra dei Osei 2016




VOLARE! - un libro per dire NO alle fiere ornitologico venatorie



E' stato presentato in anteprima alla stampa sabato 9 luglio, a Pordenone, il nuovo libro VOLARE! #nosagraosei, a cura della nostra associazione.  

VOLARE! #nosagraosei nasce dall’esigenza di spiegare le ragioni che ci portano a contestare la Sagra dei Osei di Sacile, la più importante manifestazione avicola europea e, con essa, tutte le fiere ornitologico venatorie.
A quanti vedessero nella Sagra dei Osei di Sacile né più né meno che una simpatica occasione per una gita fuori porta desideriamo offrire, con VOLARE!, alcuni spunti di riflessione.
Questa sagra (come le innumerevoli del suo genere) viene presentata, da chi la patrocina, con termini accattivanti: tradizione, natura, cultura, genuinità. Ci si appella anche al dovere di salvaguardare il passato per poterlo tramandare con orgoglio alle future generazioni. Momenti di vita straordinaria? Di sicuro non per centinaia di uccelli costretti a spendere la loro vita in gabbia.
Le associazioni animaliste condannano pubblicamente e da anni fiere come questa, vere e proprie palestre di desensibilizzazione, luoghi in cui gli animali-schiavi - esposti, abusati e venduti - restano sempre sullo sfondo, sfocati, invisibili. Cosa c’è di appagante e straordinario in tutto questo? Appagante, per gli addetti ai lavori, è senza dubbio il giro di affari che una fiera ornitologica comporta (per chi alleva e vende animali, per chi costruisce le gabbie e per i cacciatori, che possono trovare soddisfazione in eventi di questo tipo). Ma alla fine, per quanti giri di parole si possano usare, stiamo parlando di gabbie. Gabbie dalle quali gli animali prigionieri osservano la libertà rubata, desiderano, sognano, lottano.
Tante sono le voci che, negli anni, si sono sollevate accanto a quelle degli animali-schiavi esposti e venduti in queste manifestazioni.
Un capitolo del libro è dedicato ai contributi degli autori che, ciascuno a proprio modo, hanno contribuito apportando un tassello prezioso in direzione di una visione d'insieme del vero volto della Sagra dei Osei, e di tutte le fiere con animali.
VOLARE! è dedicato a tutte le vite ancora prigioniere, esposte e vendute durante la Sagra dei Osei di Sacile e in tutte le fiere ornitologico venatorie.
Individui, non merci. Animali che conoscono la sofferenza, ma ancora in grado di gioire, desiderare e ribellarsi. Con loro continuiamo a lottare e a sognare.

Il libro è ordinabile anche via mail, scrivendo ad info@nosagraosei.org
Invitiamo tutti ad aiutarci a diffondere la consapevolezza sulle fiere che sfruttano animali: lo si può fare anche sostenendoci in questo lavoro di documentazione, leggendo e facendo conoscere questo libro.