martedì 25 agosto 2015

742 anni di prigionia alla Sagra dei osei di Sacile

Celebrazione della natura, salvaguardia dell'ambiente, rispetto per gli animali: ciò che abbiamo visto, anche quest'anno, alla Sagra dei osei di Sacile, è lontano anni luce da tutto questo. Fiere come questa continuano ad essere uno squallido e triste mercato di vite, una distesa di gabbie, un giro d'affari per chi le organizza, un'occasione per promuovere il mondo della caccia. Noi continueremo a documentare ciò che accade da 742 anni a Sacile, per mostrare a tutti il vero volto delle fiere ornitologico venatorie.

Aiutaci a diffondere queste immagini,CONDIVIDI questo video.

mercoledì 19 agosto 2015

NoSagraOsei diventa un libro


Comunicato Stampa: NoSagraOsei diventa un libro

Safarà, la Casa Editrice di Pordenone, si impegna in queste ore nel sostegno a nosagraosei.org: a darne notizia è Cristina Pascotto, responsabile editoriale di Safara' Editore e curatrice della collana ANIMALIA, dedicata all’approfondimento dell’interazione tra animali umani e animali non-umani, nelle sue forme difettive come in quelle più virtuose.
Oggi abbiamo ricevuto e pubblicato un suo contributo intitolato: "LA PRIGIONIA VISIBILE E INVISIBILE", toccanti e personali riflessioni sulla sagra dei osei di Sacile,
un evento che Cristina descrive come "uno sconcertante appuntamento di celebrazione della prigionia; quella più pericolosa, che avviene sotto gli occhi di tutti".
A conclusione Cristina dichiara: "Per tutti questi motivi, e per molti altri ancora, Safara' Editore si impegna ad ospitare nel prossimo futuro, all'interno della collana ANIMALIA, le molte voci che animano il movimento di civiltà NoSagraOsei, simbolo del superamento della barbarie declinata come tradizione".

La notizia di questa pubblicazione, che vedrà luce nei prossimi mesi, ci rende orgogliosi; Safarà Editore è la casa editrice che ha recentemente pubblicato "Noi Animali-We Animals", il libro della fotoreporter canadese
Jo-Anne McArthur che a settembre sarà a Pordenone nell'ambito della rassegna Pordenonelegge.
Riteniamo l'impegno di Safarà Editore di pubblicare un libro su NoSagraOsei un'occasione preziosa per mantenere viva l'attenzione su ciò che eventi come la Sagra dei Osei di Sacile rappresentano per migliaia di vite allevate, esposte e messe in vendita come un qualsiasi oggetto inanimato.

lunedì 17 agosto 2015

La corsa degli asini di Porcia (PN)


La corsa degli asini di Porcia (PN) si riconferma, ogni anno, un penoso e triste spettacolo di sopraffazione. 
Anche quest'anno - durante tutto il tempo- gli asini hanno fatto capire, con tutte le loro forze, che non volevano partecipare al violento gioco cui erano costretti. Chiediamo a chi guarderà queste immagini di dirci, in coscienza, dove vede il divertimento per questi animali.




Pubblichiamo con piacere questo importante contributo di Troglodita Tribe a commento del video della corsa e cogliamo l'occasione per ringraziare ancora una volta Fabio e Lella (Troglodita Tribe) per il prezioso sostegno. 

Una potente impotenza
Durante tutto il tempo gli asini hanno fatto capire, con tutte le loro forze, che non volevano partecipare al violento gioco cui erano costretti. Le immagini parlano chiaro. Invisibili, sono rimasti inascoltati.

Asini che resistono, che cercano di divincolarsi, che mostrano fastidio, spavento, incredulità di fronte alla stupida e squallida arroganza di chi vuole cavalcarli e usarli come burattini di una festa senza senso. Questo mostra il brevissimo video sulla corsa degli asini a Porcia.

Una sagra che insegue la povera tradizione di turno, che inneggia, proprio mentre violenta e reprime, alla religione, alla pace, alla preghiera. Ma non vogliamo soffermarci sulla solita pochezza che regge la stortura di queste manifestazioni, che sono il sale di tanta cultura che in troppi insistono a voler difendere inneggiando alle radici storiche, antropologiche, sociali di un mondo in disfacimento, che ha ormai distrutto quasi ogni speranza per i suoi stessi discendenti.

Quello che più ci preme notare, invece, quello che ha colpito ancora una volta nel segno fino a tenerci incollati per tutta l’infinita e straziante durata del pur brevissimo video girato dal gruppo Animalisti FVG, sono stati i movimenti degli asini.

Il loro girare su se stessi, il loro impuntarsi, il loro divincolarsi, il loro agitare il muso, la loro espressione di spavento tutte le volte che uno di questi pesanti oppressori saltava con movenze rozze e grossolane su di loro. Tutto il loro parlarci con il corpo era talmente manifesto, talmente urlato, che nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe mai potuto fraintendere.

Una gara che non ha funzionato da alcun punto di vista, una gara boicottata da questi animali che non davano affatto l’impressione della rassegnazione né, tanto meno, della complicità con il “buon padrone”. Non ci stavano, non volevano, e con tutti i mezzi che avevano a disposizione hanno cercato di ribellarsi e di resistere e di impedire quell’insignificante ingiustizia, quella squallida e dolorosa umiliazione.

Certo, non ci sono riusciti, e una ridicola pantomima dove alcuni neanche partivano mentre altri andavano nella direzione opposta, c’è comunque stata.

Una resistenza inutile?

Di certo una potente impotenza, proprio come quella che abbiamo provato nell’assistere a quest’ennesima “prova tecnica di dominio”.

“Che cosa potrei fare?” continui a chiederti.

Irrompere e impedire la gara? Liberare gli asini? Assecondare e favorire i loro tentativi? Denunciare, gridare, scrivere, mostrare l’abiezione e lo squallore di un’ingiustizia che ti coinvolge, che ti riguarda direttamente?
Tutte azioni potenti e resistenti, ma destinate a scontrarsi con la realtà di una macchina che ha sempre ragione, che gira senza fermarsi da millenni stritolando ogni corpo.
Proprio come quegli asini continuiamo a resistere e a ribellarci con i mezzi che abbiamo.
Che altro potremmo fare?

Troglodita Tribe
(fonte: Resistenza Animale)




lunedì 10 agosto 2015

Il contromanifesto per la Sagra dei osei di Sacile, affissione gigante a Pordenone



COMUNICATO STAMPA 

Quanto vorremmo saper volare, abbandonare il suolo, i suoi pesi e i suoi affanni, o forse, senza andarcene, trasformare tutto questo in qualcosa di più armonico.
Guardiamo il cielo e ci ritroviamo a sognare, in equilibrio, tesi tra terra e cielo, a reinventare le leggi armoniche di gravità. Su questo cielo però, pesante come un macigno, incombe un numero: 742
742 sono le edizioni della Sagra dei Osei di Sacile - da 742 anni, a Sacile, si celebra il nostro fallimento.
742 anni di sogni mancati perché, quando non siamo più in grado di percepire il nostro corpo, di godere delle tensioni che generano movimento, altro non ci resta che l'invidia.
Invidia per il volo, per la leggerezza di chi conosce la libertà. Dominare-controllare-opprimere-schiavizzare-costringere-tarpare-tagliare... le ali di chi sa e desidera volare.
Possiamo ingabbiare, e anche uccidere, ma non possiamo impedire a chi sa ancora sognare di continuare a lottare e, se solo avessimo occhi per guardare i balzi disperati degli uccelli imprigionati, orecchi per ascoltare i loro canti che, meglio delle nostre più colte parole, sanno comunicare, se solo riuscissimo a non porre innanzi a tutto i nostri interessi, non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro.
Ma così non è, e per questo - non certo da eroi salvatori, bensì come animali compagni di lotta - con tutti i nostri limiti- scegliamo di unirci al loro canto.

A spingere Eleanor Meredith, autrice del manifesto della 742esima Sagra dei Osei di Sacile, "è stato il desiderio di creare un'illustrazione colorata, spensierata e fantasiosa".
Non possiamo non ammettere che questo sarebbe stato anche il nostro desiderio; prima, però, si dovrebbe restituire loro la libertà e smetterla, una volta per tutte, di allevare sempre nuovi - pronti all'uso - prigionieri.
Sino a quando Sacile offrirà spazio ad allevatori, commercianti e cacciatori, il solo parlare di spensieratezza e fantasia va considerato uno schiaffo in faccia alle migliaia di vittime di un sistematico abuso.

Per questo, per il contromanifesto per la Sagra dei Osei 2015, abbiamo coperto il cielo con l'immagine di un uccello e tre forbici all'altezza delle ali, pronte a recidergliele.
In rappresentanza di tutti gli uccelli che durante la sagra verranno esposti e venduti a Sacile, di tutti coloro cui è stato negato il volo, la libertà e una vita degna di essere considerata tale.
A Sacile, anche quest'anno, non vi sarà alcuna festa della natura, bensì la tragica celebrazione di 742 anni di prigionia.

Il contromanifesto 2015, promosso da Animalisti FVG attraverso un'affissione gigante presente da oggi a Pordenone (Via Montereale, parcheggio Ospedale)
si avvale della collaborazione della grafica e illustratrice Giulia Spanghero.

Queste le sue parole:
"Volevo rappresentare in qualche modo la privazione della libertà senza però ricorrere all'idea della gabbia perché ritengo che sia talmente sfruttata che ormai ha perso la sua violenza concettuale ed ha bisogno - per essere incisiva - di essere rappresentata in maniera insolita ed originale. Stavo riflettendo sulla prigionia come ad uno stato potenzialmente comune a tutti gli esseri viventi, e mi è venuto in mente un modo di dire: "tarpare le ali", che di solito viene usato come metafora per indicare una situazione umana, ma che nel significato letterale indica precisamente il taglio delle ali negli uccelli per impedire loro di volare.
Di conseguenza inserire le forbici nell'immagine rimanda ad un atto violento prettamente umano. Ho scelto il cardellino come specie simbolo: un uccellino dall'indole particolarmente paurosa, nello stato libero in via di estinzione, piccolo di dimensioni e fragile.
La Sagra dei Osei di Sacile la conosco perché molto radicata nella tradizione e perché, come grafica e illustratrice, vedo che le immagini dei manifesti che la pubblicizzano sono ogni anno molto belle anche se non rispecchiano quello che ho potuto vedere nei video su internet. Non ci sono mai stata perché è una forma di intrattenimento che non mi interessa né diverte. Non mi piace l'idea di sfruttamento non solo degli animali ma degli esseri viventi in generale. "


Giulia Spanghero ha lavorato per Disney Italia e Trudi. Da qualche anno è grafica e illustratrice freelance e ha collaborato sia in Friuli che fuori Regione nella progettazione di immagini promozionali per eventi, loghi e immagini coordinate. Ha collaborato con RCS Mediagroup. Nel 2015 è uscita per Paragrafo Blu una bookapp dal titolo "Auschwitz: una storia di vento" con le sue illustrazioni. Questo lavoro è stato selezionato tra i dieci finalisti del premio internazionale Digital Award nel corso della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna ed ha ricevuto l' "Editor's Choice for Excellence in Design 2015" da parte della rivista statunitense Children's Technology Review.
Giulia Spanghero è presente come autrice nell'Annual degli Illustratori Italiani 2015, a cura dell'Associazione Autori di Immagini. Fa parte del collettivo Hybrida di cui è tra i curatori della grafica e delle performance di lightshow.


Per rappresentare il vero volto della Sagra dei osei di sacile non serve essere un attivista per la liberazione animale: chiunque si dichiari contro ogni forma di schiavitù, dominio e oppressione, senza operare dei distinguo, non potrà che considerarsi un compagno di lotta pronto a dire nosagraosei, mettendoci la faccia e il proprio impegno.


affissione del Contromanifesto 2015 a Pordenone
Via Montereale (parcheggio Ospedale)


domenica 9 agosto 2015

La "complicità del binomio" e il cavallo che saltava gli ostacoli da solo


Qualche giorno fa abbiamo ricevuto una mail a commento del nostro video "Sport equestri: uno sguardo su un concorso indoor di salto ostacoli". Si tratta di una serie di riflessioni che desideriamo pubblicare, nel rispetto dell'anonimato dell'autore della mail, perché rappresentative del punto di vista di tante persone legate al mondo degli sport equestri. 
Siamo molto grati a Egon Botteghi per la risposta data a questa persona, puntuale come sempre, toccante e ancora una volta importante in tutte le sue sfumature. Desideriamo condividerla con voi lettori di questo blog, augurandoci sia un'occasione per tenere alta l'attenzione su una pratica di sfruttamento ancora troppo poco messa in discussione. 

Buon pomeriggio,
Vi contatto perché appena ho visto il video pubblicato da voi su YouTube, ho subito sentito il dovere di scrivervi, far sentire la mia opinione.
Guardando il video, ho provato molto fastidio. Ma non verso le cose che avete filmato, verso quello che avete detto.
Mi spiego meglio: molte cose le ho trovate false, un accanimento verso questo sport, che se praticato a dovere, è uno sport SPLENDIDO. Pratico la disciplina del salto ostacoli da svariati anni, con istruttori che mi hanno SEMPRE insegnato che il cavallo non è un giocattolo o un divertimento personale, ma è un animale esigente.
Non mi è MAI stato insegnato di impartire dolore a questo animale, anzi, ogni volta il mio istruttore cerca di correggere ogni allievo per raggiungere un livello di rispetto reciproco, senza usare forza, strattoni eccetera. 

Ma tornando al video, io ho partecipato a Pordenone, quindi mi sento presa in causa.
Le esigenze dei cavalli ormai sono cambiate, da tantissimo tempo, se non ci si è accorti. Comunque, se un cavallo passa tre giorni non significa che passi tutta la vita al chiuso-.
MOLTI maneggi hanno paddock sufficienti.... La natura del cavallo ormai è cambiata. Da quando abbiamo deciso di addestrare i cavalli sin dall'antichità abbiamo preso la responsabilità di togliere loro la totale libertà. Ora, moltissimi cavalli, non saltano solo perché costretti, ma perché lo sentono come istinto, è nel loro sangue, hanno il cuore per saltare! Non è vero che i cavalli agiscono per estremo condizionamento secondo me. Anzi, tanti cavallo prendono iniziativa, portando con se il cavaliere. Spesso, si tratta di complicità del binomio

I tentativi di ribellione sgroppate ecc... Non sono solo nei concorsi indoor... Anche in passeggiata, posso esserci rumori strani, per cui scartano, o uccellini che escono all'improvviso... 
Altro errore.... Il paraorecchie è stato creato per riparare le orecchie da insetti, mosche... Che potrebbero dare fastidio. Nonché sono anche estetiche, di colori diversi... Poi, ci sono quelle ovattate, per cavalli sensibili... Create apposta per non far soffrire il cavallo.
Non è vero che la frusta (frustino) è usata solo per impartire segni di dolore. Mi è stato insegnato fin da subito che la frusta è solo un metodo di comunicazione, come un allungamento del nostro braccio.
Viene usata per indicare, per chiedere attenzione, per aiutarsi ( Non nego poi che ci siano moltissime persone che fanno un uso improprio di questo oggetto... su questo non sono d'accordo neanche io), e la FISE su questo è molto attenta... Se usi troppo il frustino vieni richiamato, e ci possono essere anche conseguenze.
Può anche essere utilizzata per punire si....Ma, essendo animali che vivono in branco, dove c'è un capo branco... Se si disubbidisce al cavallo capobranco, cosa succede? morsi e calci... Quindi, essendo noi i capi, il frustino è un po' come un segno di comando, no? inoltre, NON E' un oggetto che deve creare dolore.

I passi indietro non sono una punizione, non sempre. Ma ovvio, se si fa qualcosa che non si deve, se non c'è collaborazione, due passi indietro non sono la morte a mio parere. 
Gli sport equestri non autorizzano il dolore.
Se vogliamo dirla bene, autorizzano persone incompetenti a presentarsi in un concorso ippico senza il minimo rispetto del proprio cavallo, questo si. Concludo col dire che è vero, ci sono persone che meriterebbero frustate al posto dei cavalli, ma non ci si può fare nulla.
Sono stata piuttosto amareggiata da questo video, perché non è sempre così lo sport in questione. Basta guardare i più grandi atleti del mondo, a cui ci dovrebbe ispirare, i quali tengono i cavalli nelle migliori condizioni, trattati meglio di atleti olimpionici.

Spero di non essere stata troppo lunga, e spero leggiate TUTTA  la mia mail. 
Grazie.

La risposta :

Salve!
Innanzitutto ti ringrazio per aver scritto e ti ringrazio per il tuo tempo.
Leggere la tua lettera mi da un'ulteriore occasione di ripensare al mio percorso e provo di metterlo ancora una volta a disposizione per rifletterci assieme.
Tu dici subito all'inizio che il video ti ha infastidito non per ciò che si vedeva ma per ciò che si diceva.Capisco perfettamente.
Tu, come amazzone praticante lo sport equestre, conosci bene ciò che le immagini del video mostravano, per averle viste, vissute, esperite tante e tante volte.
Quello che è molto difficile è accettare invece di sentirsi dire ciò che raccontano quelle immagini.
Spogliarsi delle nostre giustificazioni, questo è molto difficile.
E' successo anche a me.
Il momento in cui da istruttore sono diventato ex istruttore, lo devo molto ad un insegnante francese, da cui io credevo di essere andato per imparare ad usare ulteriormente la biteless bridle, e che invece ci ha messo, io e gli altri allievi, di fronte alle nostre responsabilità.
Ci ha mostrato, anche lui attraverso video (di concorsi, di testimonianze di amazzoni) cose che noi conoscevamo benissimo, che praticavamo ogni giorno della nostra vita, e ci ha detto "Io vi metto il naso nella merda, poi voi potete benissimo anche rimanere nella merda, ma non potete più dire che non è merda". 
Perdonami il francesismo, lui era francese e si esprimeva così, ma è stato davvero molto efficace, per chi era pronto ad ascoltare, e ci ha semplicemente messo davanti alle nostre evidenze.
Certo, molti prima di allora mi chiedevano come mai io, che ero un animalista dalla nascita, montassi i cavalli, addirittura quelli da corsa, e se non vedessi in questo una contraddizione e sopratutto non vedessi l'abuso.
Ma io a queste persone avevo pronte tutte le risposte, tutte le mie giustificazioni, che, sofisticamente, trasformavano ciò che era in ciò che non è e mi faceva dormire sogni tranquilli. (se vuoi approfondire la mia storia e puoi leggere questa testimonianza  )
Come leggerai, se ne avrai voglia, vedrai che anch'io, come istruttore, cercavo di insegnare quello che per me era il rispetto assoluto per il cavallo, fino ad arrivare ad avere una scuola ad impostazione "naturale".
Ma innanzitutto ho dovuto arrendermi ad un evidenza: il rispetto assoluto per il cavallo termina quando questo va in collisione con i nostri interessi (che a pensarci bene, nell'equitazione, sono anche futili e non ne va certo della nostra esistenza). Finché il cavallo è un "Good Boy", come dicono gli inglesi, io cerco di andargli incontro, ma cosa succede se si ribella davvero o se le sue "pretese" vanno in contrasto con i suoi "doveri" che noi abbiamo preventivamente (è vero, ormai in secoli di storia e di dominio) deciso per lui/lei?.
Quindi, dopo un lungo percorso, durato anni, in cui ho cercato costantemente di migliorare il sistema di vita dei cavalli che lavoravano con me, sono giunto alla conclusione ( e l'ho fatto anche con un senso di lutto, a volte, perché per me l'equitazione era la vita, il mio mondo) che non sarei mai riuscito a trovare il sistema giusto per fare una cosa sbagliata.
Infine, quando come istruttori correggiamo l'assetto dei praticanti (che non sono nel giusto equilibrio, che hanno le mani troppo forti, che tirano e scalciano) partiamo appunto dal presupposto che il cavallo sta soffrendo. Quindi non si può negare che i cavalli stiano male affinché qualcuno possa imparare ad andare a cavallo.
Nessuno può negare la sofferenza dei cavalli da scuola, che infatti spesso occupano gli ultimi posti nella scala gerarchica che noi abbiamo dei cavalli.
E' come se dovessimo permettere di picchiare qualcuno per far imparare a non usare la violenza.

Ma torniamo a quello che dici del video.

Innanzitutto il fatto che tu sia stata una delle amazzoni che ha partecipato al concorso non è per me indifferente.
E' stato per me infatti motivo di turbamento dover commentare quel video pensando ai cavalieri e d amazzoni coinvolti che si sarebbero rivisti e sentiti giudicati.
E so quanto quel giudizio fa male e sembra caderci in testa come una tegola immeritata, da cui dobbiamo difenderci.
Anch'io, ripeto, sono stato uno di loro, anch'io ho dovuto farmi mettere il naso nella merda da qualcun'altro per capire quello che già sapevo, e so perfettamente che la maggior parte delle persone che monta a cavallo lo fa credendo di amare il proprio e gli altrui cavalli, e pensando di fare il meglio per loro.
Non è una critica sulle intenzioni o sui sentimenti, è una critica a quello che poi succede veramente, cercando di avere la mente alle esigenze dei cavalli.
Tu dici che sono cambiate. In cosa precisamente?
I cavalli sono e continueranno ad essere animali sociali, nati per vivere in grandi spazi aperti, che saprebbero benissimo come vivere la propria vita e come autodeterminarsi (tu stessa dici che gli abbiamo tolto la libertà, e questa è una cosa gravissima).
Tu dici che molti maneggi (certo molto di più di quelli di venti anni fa, ma certo ancora non tutti e temo ancora una minoranza) hanno paddock sufficienti. Sufficienti per cosa? Spesso sono paddock di una manciata di metri a fronte di una animale che avrebbe un habitat grande quanto uno stato americano (sei mai stata a vedere i Mustang liberi in Nevada? E' un viaggio molto istruttivo, che ci fa capire un pò di più l'animale di cui stiamo parlando.)
Quanti sono i cavalli che vivono nel paddock? Spesso e purtroppo uno soltanto, a fronte di una animale costituzionalmente sociale (o pensiamo di avere modificato anche questo? Chiediamolo agli etologi allora, che forse i cavalieri non ne sanno abbastanza, presi come sono solo dall'altezza dell'ostacolo da far superare).
Quante ore della sua giornata passa nel paddock e quali sono gli stimoli che lì riceve per interagire con il proprio ambiente, muoversi, esplorare, come ogni animale sano ha diritto di fare?
Spesso non c'è nessuno stimolo ed il cavallo è lasciato a morire dentro in un ambiente (per lui) completamente deprivato.
Tu dici che i cavalli saltano per istinto, che ce l'hanno nel sangue.
Mi vengono in mente i vecchi manuali di equitazione su cui io ho studiato (e che spero siano superati) per ottenere le prime abilitazioni, in cui c'era scritto che anche una mucca salta fino ad un metro e venti in caso di necessità.
Con questo penseresti ad una mucca come ad un animale nato per saltare, con il salto nel sangue?
Cosa fa saltare un cavallo libero? L'hai mai visto? Cosa fa saltare un cavallo da noi addestrato? Hai mai addestrato un puledro a saltare? Hai mai visto le competizioni di salto in libertà per i puledri? Lì vedi cosa fa saltare i cavalli che noi chiameremo poi da salto ostacoli.E cosa succede se un cavallo non vuole saltare?
Quello che tu definisci complicità del "binomio" è solo il fatto che il cavallo ha imparato bene la lezione, che se salterà non avrà problemi.
Tu dici che non solo nei concorsi indoor ci sono dei tentativi di ribellione da parte dei cavalli, ma anche in una tranquilla passeggiata, tra uccellini che cinguettano.
E certo, e ci mancherebbe. Per chi conosce i cavalli sa benissimo che loro cercano di ribellarsi continuamente (anche se, quello che viene chiamato dagli etologi e sociologi, impotenza appresa, funziona ahimè molto bene sulla psiche dei "nostri amici equini") e che le nostra reazioni ai loro tentativi di dirci la loro devono essere quasi sempre le stesse (mica possiamo permetterci di "farci mangiare i panini" come si dice in gergo) e quindi le frustrate ad un cavallo che si impunta e non esegue davanti ad un ostacolo arrivano sia nei concorsi (indoor o all'aperto che siano) ma anche durante un'amena passeggiata tra amici.
E questo è una giustificazione o la riprova del problema di cui stiamo parlando?
Tu dici che si fa un errore sulla descrizione del paraorecchie. Non mi sembra proprio, perché alla fine tu dici la stessa cosa.
Il paraorecchie, che può essere ovattato o può essere integrato con cotone nelle orecchie, si usa appunto perché i cavalli sono, accidenti, sensibili al rumore, che nell'indoor è parossistico (pensiamo sempre a quello che ricercano i cavalli, che non sono scimmie rumorose come noi).
So benissimo che ci sono i paraorecchie per gli insetti, da usare nei paddock o nei concorsi estivi all'aperto (perché altrimenti, quanti insetti ci sono a Pordenone a Dicembre?) e so benissimo che sono così carini, tutti colorati, da abbinare al sottosella, alle fasce e magari anche al frustino, che è così divertente vestire la nostra bambolina cavallo.
Ti risparmio la descrizione accurata di come invece vengono usati i paraorecchi (o tappi) nei cavalli da trotto (che usano proprio la sensibilità al rumore per lo sprint finale) o quelli per i cavalli da corsa al galoppo, che devono essere dichiarati nel programma di gara.
 Quando arrivi a parlare della frusta tutto il meccanismo che, anche nel pezzo che ti ho citato e che spero avrai la curiosità e la bontà di leggere, ho cercato di spiegare viene a galla e tu ne sei la testimone vivente, come lo sono stato io.
Facciamo del male ma non vogliamo ammetterlo, come quasi nessuno d'altronde, e quindi cerchiamo di coprirlo e allontanarlo da noi con giustificazioni che ci paiono assolutamente logiche anche se invece sono cercate ad hoc (come i medici che facevano sperimentazione sulle donne nere, dicendo che tali donne avevano una soglia dl dolore assolutamente superiore alle bianche e che quindi, anche se venivano vivisezionate, in realtà non sentivano niente, e comunque non sentivano il dolore che avremmo sentito noi).
La frusta quindi diventa una cosa che non è usata SOLO per infliggere dolore (parole tue). Quindi la uso per infliggere dolore ma ogni tanto anche no. E' come la uso? Per indicazione, dici tu.
Certo, per indicare al cavallo di stare attento a quello che fa, perché io gli ricordo che sono armato e che posso fargli molto male (prova a darti una frustata, vedrai che fa molto male, anche se non sembra quando la usiamo con i cavalli, ma ti assicuro che la sentono tutta, come noi).
Ma tu lo sai benissimo che la frusta serve per fare male ed è un oggetto nato per questo (anche tra uomini si usava la frusta, anche con altri animali e sempre per lo stesso motivo) e allora tiri fuori, come ultimo appiglio e giustificazione, la violenza che i cavalli eserciterebbero uno sull'altro.
 Ma tu conosci come funziona una banda di cavalli selvatici o rinselvatichiti, o anche semplicemente un gruppo stabile che vive in un paddock sufficientemente grande?
Forse no, se mi parli ancora di capobranco, con quell'idea di capobranco che sembra interpretato da John Wayne e che infatti è frutto di una osservazione sbagliata (e superata), vittima del sessismo e della  nostra mania del dominio con cui, in alcune epoche, abbiamo osservato, o creduto di osservare, gli animali.
Forse sarebbe ora di leggere un po' di etologia più aggiornata, non credi?
E' con questo potrei chiudere autocompiacendomi con un C.V.D. ma io vorrei che in questo scambio non prevalesse l'arroganza e la volontà di dominio, ma la voglia di scoprire e disvelare assieme.
    
Grazie, ovunque tu sia arrivata a leggere

Egon Botteghi

Nuova legge sui richiami vivi: una vittoria a metà

Sacile, Sagra dei Osei-la gara canora

Il 23 luglio 2015 può, a tutti gli effetti, essere considerata una data emblematica: dopo un’attesa durata anni, il Parlamento Italiano si è pronunciato sulla questione della cattura dei richiami vivi da impiegare nella caccia alla migratoria.
È stato infatti approvato, in sede di Senato, il Ddl n. 1962, recante disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea (Legge Europea 2014).
L’approvazione dell’Articolo 21 della Legge Europea pone pertanto fine all’uccellagione con reti della pubblica amministrazione, e viene inoltre introdotto (con l’Articolo 22) anche il divieto di commercializzazione di avifauna selvatica viva dall’estero.

Art. 21.
(Disposizioni relative alla cattura di richiami vivi. Procedura di infrazione n. 2014/2006)
1. Il comma 3 dell’articolo 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è sostituito dal seguente:
«3. L’attività di cattura per l’inanellamento e per la cessione ai fini di richiamo può essere svolta esclusivamente con mezzi, impianti o metodi di cattura che non sono vietati ai sensi dell’allegato IV alla direttiva 2009/147/CE da impianti della cui autorizzazione siano titolari le province e che siano gestiti da personale qualificato e valutato idoneo dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. L’autorizzazione alla gestione di tali impianti è concessa dalle regioni su parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il quale svolge altresì compiti di controllo e di certificazione dell’attività svolta dagli impianti stessi e ne determina il periodo di attività».
2. I commi 1-bis e 1-ter dell’articolo 16 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, sono abrogati.

Art. 22.
(Divieto di commercio di specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo. Caso EU Pilot 5391/13/ENVI)
1. La lettera cc) del comma 1 dell’articolo 21 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, e successive modificazioni, è sostituita dalla seguente:
«cc) il commercio di esemplari vivi, non provenienti da allevamenti, di specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri dell’Unione europea, anche se importati dall’estero».

autorizzando mezzi e metodi non vietati dalla Direttiva 2009/147/UE.

Ci siamo interrogati a lungo su questa legge che- va ricordato- scaturisce dalla Procedura di infrazione n. 2014/2006, avviata dalla Commissione europea ai danni dell’Italia in quanto nelle Regioni Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana la cattura di sette specie di uccelli (Columba palumbus, Turdus pilaris, Turdus philomelos, Turdus iliacus, Turdus merula, Vanellus vanellus e Alauda arvensis) mediante l’utilizzo di reti era stata autorizzata ed attuata in violazione della direttiva 2009/147/CE (‘direttiva Uccelli’) che invece vieta espressamente la cattura degli uccelli attraverso tali reti.
La prima riflessione che abbiamo fatto verte proprio su questa questione: il governo italiano si è visto costretto ad evitare la multa che sarebbe derivata da questa procedura d’infrazione, aperta a febbraio 2014 con una lettera di messa in mora del Commissario europeo all’ambiente Janez Potočnik al Ministero degli Affari Esteri.
Prenderne atto è, purtroppo, una magra consolazione. A voler essere franchi fino in fondo, se il governo avesse inteso porre per sempre fine al barbaro trattamento riservato ai richiami vivi, non avrebbe in primis avuto bisogno di attendere la messa in mora del Commissario europeo, e avrebbe, in secondo luogo, potuto vietare definitivamente (e coraggiosamente, aggiungiamo noi) non solo la cattura bensì l’impiego di questi uccelli nelle battute di caccia da appostamento, e non dando ai cacciatori la possibilità di continuare ad utilizzarli se provenienti da allevamento, o lasciando pericolosi spazi di interpretazione sull’uso delle reti.

Non a caso, infatti, il mondo venatorio decide, nei giorni seguenti all’approvazione del Ddl n.1962, di intervenire con dichiarazioni come questa:

“Le Associazioni Venatorie Federcaccia, Enalcaccia, Arci Caccia e ANLC, sottolineano come la norma, così come approvata, consenta l’utilizzo degli impianti di cattura da parte di privati, ad esempio per la cattura degli uccelli da destinare e/o cedere agli allevamenti.
E ciò anche quando, come gli storici “roccoli”, detti impianti siano dotati di reti verticali selettive e non lesive, dal momento che la Direttiva “Uccelli” non vieta in modo assoluto ogni tipo di rete così come confermato dal fatto che la Direttiva “Habitat”, non a caso, consente la cattura dei mammiferi con reti selettive.

Sicché per non perpetuare le solite incongruenze in danno dell’Italia, la lettura coordinata delle due direttive consente di affermare che l’art. 21 del D.D.L. n. 1962 non comporta alcuna limitazione ed è semmai destinato a recedere rispetto alla corretta e ragionevole interpretazione delle norme comunitarie.”

Vedremo naturalmente come la questione sarà affrontata nei prossimi mesi, ma abbiamo la sensazione che questa tanto attesa “vittoria” possa rivelarsi una vittoria a metà, anche alla luce di dichiarazioni come quella dei senatori del PD Massimo Caleo e Stefano Vaccari, rispettivamente capogruppo e segretario nella Commissione Ambiente :

“Con il nostro ordine del giorno, che è stato approvato da tutta la Commissione Ambiente e accolto dal Governo in 14° Commissione, chiediamo di chiarire meglio quali siano gli impianti consentiti, dal momento che la ‘Direttiva uccelli’ non ha inteso in alcun modo vietare l’uso di richiami vivi”. (…) “La Direttiva uccelli – spiegano i due senatori – stabilisce che gli uccelli possono essere prelevati in piccole quantità, in modo selettivo e non massivo, attraverso l’uso di determinate reti, quali per esempio quelle utilizzate per le attività di indagine ornitologica (in uso ad ISPRA) che consentono la cattura ma anche l’immediata liberazione delle specie non consentite.

Con il nostro ordine del giorno chiediamo pertanto al Governo di chiarire l’interpretazione del termine ‘impianti’ inserito nella legge europea. Gli impianti gestiti su autorizzazione regionale, infatti, soprattutto quelli a reti verticali, rappresentano elementi tipici e tradizionali in molte regioni, gestiti con professionalità e competenza e non comportano rischi di uccisioni di massa, proprio come previsto dall”articolo 8 della Direttiva”

Ecco già aprirsi-a quanto pare- nuovi scenari, ipotesi di metodi di cattura che aggirino il divieto, portando di fatto al mantenimento dello status quo.
I cacciatori, si sa, hanno sempre preferito gli uccelli catturati in natura, considerandoli molto più “efficienti” nel richiamo dei loro conspecifici durante le battute di caccia.
Per cui ci chiediamo se “fatta la legge” sarà trovato il solito inganno. I fatti ci insegnano come il divieto di compravendita di uccelli selvatici viventi in Europa non di allevamento possa essere ovviato attraverso pratiche illegali già in uso: la prassi di falsificazione degli anellini inamovibili, che dovrebbero identificare la provenienza dell’animale (come questo video dimostra) è molto diffusa e può vanificare qualsiasi possibilità di distinguo tra uccelli da allevamento ed esemplari catturati illegalmente, o di dubbia provenienza.
Cosa cambierà, poi, nella realtà delle fiere ornitologico venatorie? Quali effettivi benefici ne deriveranno per migliaia di uccelli da richiamo?
Nessun beneficio, perché gli uccelli da richiamo saranno ancora la “punta di diamante” di queste fiere, che, con la gara canora, continueranno a celebrare il mondo della caccia fingendo di celebrare il canto della natura.
Dal Ddl n.1962 è, infatti, del tutto assente la questione degli uccelli da richiamo utilizzati nelle fiere ornitologico venatorie, come per l’appunto la sagra dei Osei di Sacile. Alla fine, e questo naturalmente non è di poco conto, la nuova legge va a recepire solo quanto previsto dalla Direttiva comunitaria 2009/147/Ue che vieta l’uso di metodi non selettivi per la cattura degli uccelli, ma che non abolisce l’uso dei richiami vivi, come sarebbe sacrosanto auspicarsi in un paese che vuole definirsi civile.
Perché la vita di un uccello da richiamo, che sia esso impiegato in una battuta di caccia o in una gara di canto, è la stessa misera vita di un prigioniero.
I richiami vivi continueranno ad essere allevati, ad essere impiegati nella caccia da appostamento, continueranno a vivere un’esistenza che non è vita in gabbie anguste, nella penombra di uno scantinato, continueranno ad essere sottoposti a muta artificiale, ad essere indotti a credere che la stagione dell’amore coincida con la stagione venatoria, continueranno-appesi in batteria- a chiamare alla morte i propri fratelli.

Questa continuerà ad essere la loro condanna, e anche se il Ddl 1962 rappresenta in qualche modo un passo importante, crediamo-pensando alla prigionia di questi animali- che vi sia ancora così poco di cui essere felici.