domenica 9 dicembre 2012

COMUNICATO STAMPA - PER UN COUNTRY CHRISTMAS SENZA ANIMALI




Pordenone, 10 dicembre 2012

In occasione della quarta edizione del Country Christmas a Pordenone, Animalisti FVG non parlerà di regolamenti disattesi: dopotutto nel tempo si è avuta riprova che quando non si intende far rispettare una norma, anche ciò che è scritto nero su bianco può non avere alcun valore. Se alla base manca un reale interesse e se non si è spinti da un autentico sentire, alla fine ci si ritroverà sempre a giocare a rimpiattino, con in mano belle dichiarazioni di nobili intenti poi smentite nei fatti.

Quel che ci preme è spiegare perché siamo contrari agli spettacoli che prevedono l'utilizzo di animali e, nel caso specifico, perché non vogliamo il Country Christmas a Pordenone, almeno fintanto che continuerà ad essere una manifestazione con animali.

Ben vengano la festa, le musiche e le gare di ballo, chiediamo però (e chiederemo sempre) che gli animali siano lasciati in pace.
Dopotutto a loro non interessa se la gente paga o meno un biglietto, se lo paga all'ingresso della fiera (pacchetto tutto compreso), per assistere agli spettacoli equestri o per veder rincorrere una mandria di vitelli; questi particolari non cambiano di una virgola la vita degli animali e la realtà che sono costretti ad affrontare.

L'ultima rassicurante moda dei nostri giorni pare essere quella dell'addestramento gentile - funziona un po come per le uova bio e la "carne felice" - e in effetti dal 2010, sull'onda di questa tendenza e forse nel tentativo di contenere le pressioni delle associazioni animaliste, gli spettacoli proposti in fiera al Country Christmas si sono, almeno in apparenza, adeguati.
Tuttavia il non fare bella mostra di speroni e altri strumenti di costrizione non significa che le performance non richiedano comunque una totale sottomissione del cavallo da parte  dell'addestratore; non potremo mai considerare il fargli saltare una corda infuocata, il costringerlo a camminare per metri sulle zampe posteriori, il farlo sdraiare a terra con un addestratore posto in verticale su di lui (letteralmente sopra di lui) e altri "giochini", cui abbiamo assistito nell'edizione 2011, attività rispettose della dignità e conformi alla struttura etologica del cavallo.
Alla base di spettacoli anche apparentemente "innocenti" e "naturali", come quelli dell'ultima edizione, vi sono logiche e meccanismi di sopraffazione che non si consumano in scena, bensì lontano dai riflettori, e non saranno una bella colonna sonora che accompagna l'esibizione o le parole dello speaker che raccontano (dentro ai padiglioni della fiera allestiti come la scenografia di un set cinematografico) di cavalli liberi e non sottomessi o del rapporto con la natura, a farci cambiare idea. Fortunatamente siamo ancora in grado di distinguere la realtà dalla finzione.
Prima e dopo lo spettacolo del "cavallo libero in natura" c'è una realtà che si sceglie di non mostrare: ci sono i viaggi cui sono sottoposti gli animali al solo scopo di farci trascorrere qualche ora di svago. Avranno forse allestito anche l'interno dei trailer rivestendone le pareti con gigantografie di prati e distese naturali?
Ci sono le ore trascorse nei box, giorno dopo giorno, in attesa di svolgere la loro prestazione. Non ci risulta di certo la presenza di verdi praterie attigue alla fiera dove farli pascolare.
La verità è che la vita dei cavalli impiegati nell'ippica e in tutte le attività che ne prevedono lo sfruttamento a continua a tutt'oggi ad essere indegna.
Sarebbe davvero il caso di informarsi e chiedersi quali siano le loro reali condizioni di vita e il destino che li attende.
Non sarebbe onesto generalizzare ma, salvo rare eccezioni, la norma vuole che quando un cavallo non è più performante, esso sia sostituito con uno più efficiente;
all'amico dell'uomo, compagno "amato" di tante avventure, viene destinato lo stesso trattamento che si riserva ad un'inanimata attrezzatura sportiva, guasta e obsoleta, da rimpiazzare.
Un "amico" a tempo determinato, sino alla rottamazione. Ciò non avviene solamente nei grandi circuiti, ma ovunque: arriverà il giorno in cui il cavallo non sarà più "utilizzabile", in cui non presenterà più le caratteristiche utili ad accompagnare il cavaliere nella sua carriera agonistica o ad esibirsi negli spettacoli.
Che fine farà questo cavallo? Sarà passato di mano in mano, sempre più vecchio, malato (le prestazioni che gli vengono richieste provocano quasi sempre enormi danni, meriterebbe informarsi in proposito), non curato, spesso destinato al macello (anche in giovane età).
Non a tutti i cavalli, fortunatamente, è assegnata questa sorte, ma possiamo dire con certezza che questa è la norma.
Il mondo del cavallo che si vuole rappresentare al Country Christmas è un mondo patinato che nei fatti non esiste, ben diverso da come lo si dipinge.

Al Country Christmas con animali non ci si farà mancare proprio nulla: oltre ai cavalli ci saranno, anche quest'anno, decine di vitelli impiegati in discipline country come il team penning. Cuccioli caricati e ammassati nei mezzi di trasporto per il viaggio che li conduce a Pordenone, chiusi in un piccolo recinto fuori dal padiglione della fiera in attesa di essere spinti da un capo all'altro dell'arena, in preda alla paura, durante l'esibizione. Concluderanno la loro breve vita fra le mura di un mattatoio, ma questo nulla conta per quanti antepongono lo spettacolo alla compassione: anche questa è la legge del mondo country, a quanto pare. 

In un momento delicato come quello che la società sta attraversando, siamo più che mai convinti che le istituzioni debbano assumersi il compito di educare al rispetto.
Un rispetto nei riguardi di ogni singola vita, umana e animale, perché il rispetto non funziona ad intermittenza come le luci di natale: o vale per tutti o sarà destinato a rimanere un concetto astratto, soggettivo e inapplicabile.

Per questi motivi chiediamo un Country Christmas senza animali. 


Country Christmas, edizione 2011

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