mercoledì 23 aprile 2014

25 aprile: presidio alla Fiera degli uccelli di Arzignano (VI)


La città di Arzignano (VI) il 25 aprile celebra in modo incomprensibile la festa della Liberazione: da ormai 33 anni si svolge la Fiera degli Uccelli [ingabbiati], creature nate per avere a disposizione il cielo intero rinchiuse in minuscole gabbiette e mostrate al pubblico senza nessun pudore.
Questa è solo una delle tante manifestazioni svolte in Italia nei luoghi dove è forte la pratica della caccia da appostamento. Con questo tipo di caccia gli uccelli sono usati per attirare i consimili in migrazione; vengono incitati a cantare con pratiche innaturali e, soprattutto, vengono rinchiusi a vita in gabbiette dove non potranno nemmeno aprire completamente le ali.
La pratica dell’uccellagione (la cattura degli uccelli ad uso di richiamo) e la successiva detenzione in piccolissime gabbie è contraria alle normative europee sulla tutela e conservazione dell’avifauna, ciò nonostante alcune regioni italiane permettono questa barbara usanza.
Ma c’è un aspetto ancor più grave: durante queste fiere tutto è trasformato in divertimento, in una gran festa per le famiglie.
Sono esposti animali da “compagnia”, animali “da cortile”, piante e ortaggi, abbigliamento e attrezzature per bricolage.
Passa l’idea che il nostro rapporto con gli animali si possa realizzare attraverso la loro prigionia e detenzione; i bambini imparano a conoscere gli uccelli …attraverso le sbarre, a considerarli merce da acquistare e portare a casa, senza altri pensieri.
Dall’edizione 2012 gli attivisti locali hanno iniziato a dimostrare il proprio dissenso, con striscioni, affissioni a tema e presidi di protesta all’ingresso della fiera.

Il 25 aprile 2014 avrà luogo, dalle ore 9 alle ore 13, una manifestazione di protesta all’ingresso (Parco dello Sport, ingresso lato piscine) della 33° Fiera degli uccelli di Arzignano: un presidio pacifico per dire NO all’ennesima sagra della gabbietta, per un 25 aprile davvero degno di tale nome anche per gli animali.
LA LIBERTÀ È UGUALE PER TUTTI. 

Per maggiori informazioni sul presidio 2014 alla Fiera degli uccelli di Arzignano vai all'evento Facebook

Iniziativa promossa 
dall'Associazione Culturale MENEGO MAISTRO 
in collaborazione con:
AFVG Animalisti Friuli Venezia Giulia
CPV Coordinamento Protezionista Veneto
LAC Lega per l'Abolizione della Caccia
LAV Lega Anti Vivisezione
OIPA Organizzazione Internazionale per la Protezione Animale
LIPU Lega Italiana Protezione Uccelli Veneto


La fiera degli uccelli di Arzignano (VI) from Animalisti FVG on Vimeo.



Andrea Zanoni vs la fiera uccelli di Arzignano from Animalisti FVG on Vimeo.

lunedì 21 aprile 2014

Replica alle dichiarazioni del Sindaco Pedrotti a TelePordenone




Dopo l’offensiva dell’ente circhi contro i comuni che hanno in qualche modo cercato di ostacolare l’attendamento di spettacoli con animali, e i conseguenti ricorsi ai tribunali amministrativi, che hanno evidenziato l'incompatibilità dei divieti con la normativa nazionale, il circo con animali (dopo dieci anni di assenza) è tornato ad essere una triste realtà anche a Pordenone. 
Dell'attendamento del Circo Millennium di Viviana Orfei non ci si scorderà facilmente, e di certo non se ne scorderanno i cinque ragazzi aggrediti e picchiati dai circensi domenica 30 marzo.
  
Siamo consapevoli del fatto che il Comune, dopo la sentenza sfavorevole del TAR del Friuli Venezia Giulia, non avesse altra strada che quella di concedere l’attendamento.
Tuttavia la nostra sensazione, non ce ne voglia il primo cittadino di Pordenone, è che da parte dell'Amministrazione si sarebbe potuto fare molto di più, in primis dando (a questo circo e a quelli a venire) un chiaro e pubblico segnale sulla posizione morale in merito a questo genere di spettacoli, basati sullo sfruttamento e sulla mercificazione degli animali.

Dopotutto questa presa di posizione pubblica è stata una realtà in altri comuni, uno fra tutti quello di Brindisi, grazie alla tenacia e all'impegno del Sindaco Consales.
Anche il Sindaco di Udine, Furio Honsell, ha intrapreso una strada virtuosa, appellandosi direttamente al circo con animali attendato nel suo comune:

Egregio Direttore,
il Comune di Udine ha più volte manifestato in passato l’intenzione di non ospitare più, sul proprio territorio, circhi che utilizzano animali.
Molti nostri concittadini ritengono infatti che lo “sfruttamento” di altri esseri viventi a fini di spettacolo sia qualcosa di eticamente riprovevole e, come Sindaco, mi sono fatto anche in passato promotore di questo sentimento collettivo.
Al di là del fatto che la normativa nazionale purtroppo non proibisce lo sfruttamento di animali a fini di spettacolo, credo che voi possiate consapevolmente e liberamente scegliere di fare spettacolo sul nostro territorio comunale in altro modo; fra l’altro numerosissimi sono nel mondo gli esempi di circhi di grande successo che non sfruttano in alcun modo animali per procurare divertimento.
In questo senso, interpretando il sentimento di molti nostri cittadini, La invito pertanto a voler organizzare il vostro spettacolo in modo tale da evitare l’utilizzazione degli animali per puro divertimento.
La ringrazio anticipatamente per quanto Ella vorrà fare in questo senso.
Cordiali saluti
Il Sindaco
Furio Honsell

Il Sindaco di Pordenone, da noi sollecitato in numerosissime occasioni a una presa di posizione in questo senso, non si è espresso pubblicamente e personalmente né prima né durante l'attendamento del circo Millennium. Il silenzio è stato rotto- per forza di cose- solamente il giorno successivo all'aggressione, con questo intervento negli studi di TelePordenone. Ve lo riproponiamo, cogliendo l'occasione per replicare a due sue dichiarazioni. 

Sindaco Pedrotti : "Siccome avevamo chiesto di non essere soli in questo ricorso al Tar e di avere l’appoggio delle associazioni animaliste, ma loro non ci sono state. Sono state presenti in altre città in ricorsi analoghi, ma non con noi."

Crediamo che il Sindaco non sia stato bene informato, da chi di competenza, in merito alla questione del ricorso al TAR.
Per dovere di chiarezza teniamo a precisare che, nelle sedi di concertazione con il Comune, le associazioni animaliste avevano chiaramente invitato l'Amministrazione a non perseguire la strada del ricorso al TAR, ritirando in autotutela l'art.19 del Regolamento Comunale tutela animali (per poi redigere un nuovo art. 19).
Questo consiglio, non seguito dal Comune, era dettato dalla consapevolezza dell'esito pressoché scontato del ricorso: da tempo, infatti, i TAR di altre regioni hanno accolto i ricorsi effettuati dai circhi con animali, annullando i divieti di attendamento in diverse città italiane.


Sindaco Pedrotti : "(...)Che ci sia un’azione più precisa dal punto di vista di tutte le associazioni in Italia, attraverso uno dei nostri parlamentari sia Italiano sia esso un’Europarlamentare di fare in modo che questa diventi una norma di legge."

L'auspicio del Sindaco è assolutamente condivisibile; tuttavia limitarsi a delegare questo compito alle sole associazioni è a nostro avviso riduttivo. Anche un primo cittadino, infatti, può muoversi in questo senso tramite strumenti parimenti efficaci, sollecitando l'ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) affinché quest'ultima chieda al governo una modifica della legge nazionale che porti al divieto di utilizzo degli animali nei circhi, come già accade in altri paesi europei e mondiali. Al Comune, a suo tempo, avevamo chiesto anche questo; ci auguriamo che il Sindaco Pedrotti voglia, soprattutto alla luce di quanto accaduto a Pordenone, raccogliere finalmente questo invito, rapportandosi sia con l'ANCI che con quei sindaci "virtuosi" che stanno dando, nonostante le sconfitte al TAR, un segnale importante e incoraggiante contro lo sfruttamento degli animali nei circhi.  

sabato 19 aprile 2014

Ricordi di un presidio, ricordi di un'aggressione

Pordenone-presidio al circo di Viviana Orfei
domenica 30 marzo 2014
Raccogliamo e pubblichiamo tre brevi testimonianze sul presidio di domenica 30 marzo contro l'attendamento del circo di Viviana Orfei a Pordenone, terminato con l'aggressione di alcuni circensi ai danni di cinque attivisti.
Crediamo sia importante non dimenticare, anche se per chi c'era- e soprattutto per i ragazzi che hanno subito questa violenza- è sempre difficile e doloroso ripercorrere quei momenti. Assieme a noi, a manifestare per la libertà degli animali, c'erano ragazzi e ragazze, donne e mamme, cittadini di Pordenone e persone venute da altre città della regione, alcune delle quali alla loro prima esperienza di presidio animalista. Desideriamo cogliere questa occasione per ringraziarle pubblicamente.
   

MASSIMO
Quella maledetta domenica non la scorderò mai e solo oggi, a più di due settimane dai fatti, trovo la lucidità necessaria per descrivere quanto ho visto quel giorno.
Si era trattato di un presidio come tanti altri e tutto rientrava nella routine di questo tipo di eventi.
Era bello vedere e sentire tante persone chiedere, con una voce sola, gabbie vuote e animali liberi. 
Tra di noi avevo notato anche una giovane mamma in attesa, con un bel pancione, il suo compagno e un bambino che giocava nel piccolo spiazzo d’erba attiguo al luogo del presidio: l’immagine di questo bambino e della sua mamma mi avevano lasciato la rassicurante sensazione di un mondo diverso che stava arrivando.
Quel pomeriggio non erano mancati momenti di tensione: un’attivista, dopo avere ottenuto l’autorizzazione degli agenti della Questura presenti sul posto, aveva attraversato la strada per dare qualche volantino al pubblico che arrivava, in un punto distante dal circo ma visibile dalla nostra posizione. Dopo pochi minuti due circensi si muovevano con rapidità, uno in particolare verso di lei; vedendola sola, alcuni di noi si avvicinavano per darle supporto in caso di necessità, non cercando alcuno scontro ma solamente per evitare che vi potessero essere intimidazioni nei suoi confronti. In pochi attimi il circense spintonava bruscamente uno dei ragazzi intervenuti a difesa dell'attivista che volantinava e di un'altra attivista, accorsa in aiuto.
Un momento di tensione che fortunatamente era rientrato senza ulteriori conseguenze, o almeno così ho pensato.
Durante tutta la durata del presidio non sono mancate nemmeno le provocazioni dei circensi: alcuni di loro, dall'altra parte della strada, ci indirizzavano gesti offensivi con il dito medio e altri gesti, allusivi su un eventuale regolamento di conti.
Nessuno di noi dava eccessivo peso a questi atteggiamenti: dopotutto eravamo abituati a ricevere questo tipo di violenza e questo disprezzo da parte del personale dei circhi, per cui tutto ci faceva pensare che la cosa si sarebbe conclusa lì.
Purtroppo così non è stato.
Terminato il presidio ci siamo salutati e abbiamo raggiunto tutti le nostre auto.
Mi allaccio la cintura, sono seduto dietro e prendo il cellulare per vedere se nel frattempo sono arrivati dei messaggi. All’improvviso sento la ragazza alla guida gridare qualcosa che al momento non comprendo; la sento fermare l’auto con una brusca frenata  e vedo scendere di corsa sia lei che mia moglie.
Scendo anch’io e vedo molta gente correre verso la strada. Mi chiedo cosa diavolo possa essere successo, la prima cosa che mi viene in mente è che possa esserci stato un incidente stradale.
Sono bastati pochi secondi per capire di cosa si trattava.
Sotto i miei occhi Daniela giaceva sull’asfalto, Nik piegato in due dal dolore era fermo sul bordo del marciapiede, Sami piangeva e si teneva il braccio, Gigi frastornato con il sangue che gli usciva dalla bocca, e Fede li vicino.
E poi ho visto loro- i circensi- che trattenuti con difficoltà dagli agenti inveivano contro di noi; ho visto l’odio nei loro occhi, una violenza che siamo abituati a vedere solo al cinema era davanti a me, e ancora non capivo il perché di tutto questo...cosa poteva essere successo se solo pochi minuti prima stavamo andando via tutti ?
Chi era al telefono cercando di contattare il 113, chi cercava di aiutare le persone aggredite, chi cercava di capire il motivo di questa inaudita violenza che si era scagliata contro di noi. Anch’io cercavo di capire e vedevo la disperazione attorno a me, senza riuscire a farmene una ragione.
Solo dopo, parlando con i ragazzi aggrediti e avuto il tempo di capacitarmi di ciò a cui avevo assistito, ho compreso la gravità di quanto accaduto. Una vera e propria spedizione punitiva ad opera dei circensi, aggravata dalla premeditazione. Hanno atteso il momento propizio, quando ormai eravamo separati e del tutto ignari del pericolo, per dimostrare la loro cieca violenza.
Violenza che nulla potrà mai giustificare- mi ero detto- ma ancora una volta mi sbagliavo. La macchina del fango era pronta con la chiave inserita nel cruscotto, ma questa è un’altra storia.
Massimo Lo Scavo

YLENIA
Un giorno, quando ero piccina, stavo camminando mano nella mano con la mia nonna. Era una persona speciale, sempre ottimista, sempre operativa.. non si limitava a predicare il bene, lei lo compiva ed è stato un grande esempio per me. Le chiesi perché al mondo c’erano tante crudeltà contro chi è debole e indifeso, perché se davvero esisteva Qualcuno di buono e immenso non lo impediva, non interveniva prendendo le difese di chi non aveva voce per ribellarsi. Lei mi rispose: “non è indifferente, ha creato te perché tu possa agire, è tuo dovere ribellarti verso le ingiustizie ”.
Questo bel messaggio me lo sono tatuato nel cuore e in queste brevi righe è spiegato il motivo per cui ho deciso di partecipare al presidio contro il circo Orfei. Non per offendere, non per mancare di rispetto a nessuno (sono state dette e scritte tante idiozie contro gli animalisti da persone che hanno voluto però rimanere nell’anonimato.. non credeteci!! ), ma per cercare con i miei semplici mezzi di fare una piccola differenza, di lottare per chi per se non poteva farlo. Volevo esprimere un mio pensiero..sperando che qualcuno lo cogliesse.
La mia è stata una scelta comunque ponderata, volevo capire fino in fondo la realtà del circo e sono andata di persona a vedere gli animali nelle gabbie..  che profonda tristezza ho provato. Trovarmi occhi negli occhi con queste  creature sofferenti, frustrate, castrate da una SUPERBIA che spinge l’uomo a pensare di avere diritto su tutto e tutti, soprattutto sulla vita di chi è indifeso, mi ha scosso profondamente.. Basterebbe che l’uomo avesse più buon senso: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.. e nel nostro mondo ci sarebbe molto più rispetto. Prigionie come i circhi e gli zoo sparirebbero all’istante.
Chi vorrebbe passare la propria vita in gabbia?!?
A chi dice che gli animalisti hanno mancato di rispetto e che hanno provocato la rissa replico che MAI e ribadisco MAI ho sentito insulti e minacce.. da parte nostra la manifestazione è sempre stata pacifica. Concludo facendo un appello a tutti coloro che amano gli animali e sono contrari a queste forme di schiavitù: Fatevi sentire!

Non pensate che il vostro contributo sia ininfluente, non è così.
La realtà di oggi può cambiare, ne sono convinta.. dipende solo dalla nostra volontà e capacità di andare controcorrente. In questi giorni in tanti mi hanno criticato e deriso per aver partecipato al presidio, ma io sono felice di averlo fatto e lo rifarei cento volte.
Ero lì a lottare per ciò in cui credo e questo regala pace al cuore.
Esprimo un pensiero affettuoso verso chi è stato picchiato.. non lasciatevi atterrire e non perdete il vostro coraggio.. Amare è un verbo e richiede un’azione: voi dovete rialzarvi e tenere fede al vostro impegno. “Il diavolo fu condannato per superbia e chi monta in superbia si fa simile al diavolo, cadendo di conseguenza nella sua stessa condanna." (Francesco Bamonte)

ELENA
Questa sera, mentre tornavo a casa, ho visto un cane ed il suo padrone che passeggiavano insieme, e quando il cane si è voltato a guardare il padrone lui gli ha fatto un sorriso a trentadue denti, e il cane dio che contento che era, era felicissimo e fiero di essere li con il suo grande amico, ecco cosa vorrei ricevessero sempre gli animali, qualsiasi animale nessuno escluso: AMORE, AMORE E SEMPRE AMOREEEEE.
Ecco perché per la prima volta ho partecipato al presidio contro il circo Orfei a Pordenone e lo rifarei un miliardo di volte ancora, e ogni sera per almeno un attimo penso che vorrei essere ancora li con il mio cartello in mano a protestare contro quella tortura, si perché reputo tale togliere ad ogni animale la propria libertà di poter essere libero nel suo habitat naturale invece che essere ridicolizzato e umiliato per nostro piacere. 
Ringrazio quindi tutti i partecipanti e gli organizzatori per come hanno portato avanti un presidio pacifico e vorrei esprimere tutta la solidarietà ai ragazzi che sono stati selvaggiamente picchiati dagli addetti del circo l’ultima domenica del presidio, non voglio dire ulteriori parole in merito a quell’episodio in quanto so che sarebbero fraintese e modificate da tutti quelli che per loro interessi stanno sotterrando la cosa o peggio ancora non le stanno dando la gravità che merita.
Quello che è successo lo so perché io come tanti altri ero li a pochi metri e la RABBIA e l’ODIO che ho visto in quelle persone credo non la dimenticherò mai, CORAGGIO RAGAZZI UN’ABBRACCIO ENORME e sono sicura, anzi sicurissima, che ognuno prima o poi raccoglie quello che da, se dai amore ricevi amore, se dai odio ricevi odio. 
Concludo dicendo ANIMALI LIBERI SEMPRE e OVUNQUE, e a voi del circo dico non mi siete mancati e mai- dico mai- mi mancherete. 

mercoledì 16 aprile 2014

Campagna per una direttiva a tutela degli animali d'affezione


Sul web c'è un nuovo modello di partecipazione attiva che consente di sostenere - con pochi gesti semplici e con cifre anche modeste - iniziative che meritano attenzione e impegno.
Che si tratti di iniziative culturali, sociali, per la tutela dell'ambiente, per la ricerca scientifica o per la realizzazione di nuovi prodotti tecnologici, il web consente di sostenere, anzi di dare energia libera a progetti in ogni parte del mondo e da ogni parte del mondo.
Il Crowdfunding è, per questo, sinonimo di indipendenza, libertà di scelta, coscienza sociale ed etica attiva; anticipa le tendenze anzi le determina: con il Crowdfunding si possono dare segnali chiari al mercato, alla politica, alla società.

SÌ A UNA DIRETTIVA A TUTELA DEGLI ANIMALI D'AFFEZIONE
I troppi casi di maltrattamenti e di uccisioni di animali, in particolare di randagi, ci portano inevitabilmente a concludere che la sola via per garantire loro dignità e tutela in tutta l'Europa è: l'introduzione di un'apposita direttiva UE.

Da molti anni in Romania, Spagna e Paesi balcanici vengono portate avanti, da parte delle autorità, politiche di sterminio attraverso metodi atroci come avvenuto ad esempio prima dell'inizio di grandi eventi sportivi internazionali come quelli di Pechino, Sochi e Kiev. Anche in Italia, animali abbandonati sulle strade, e spesso raccolti in canili più o meno abusivi: lager a gestione mafiosa mossi dal solo interesse economico.

Occorre introdurre regole semplici e chiare:
1 il divieto assoluto di uccisione e abbandono degli animali
2 il controllo dei randagi attraverso pratiche di sterilizzazione e l'obbligo di microchip.

Vogliamo che l'Unione europea emani una direttiva che obblighi gli Stati membri ad assicurare agli animali d'affezione la giusta tutela.
Sarà un passo decisivo che dall'Europa influenzerà anche altri stati nel mondo.

Perchè partecipare a questa campagna?
Perchè tutti i fondi raccolti dall'Associazione Fattore Z saranno utilizzati per portare avanti, su più fronti, campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e soprattutto per fare in modo che Andrea Zanoni, il cui infaticabile lavoro in Europa è noto a tutte le persone che condividono le nostre passioni, possa continuare a conseguire risultati concreti.

martedì 15 aprile 2014

Circhi con animali: lettera di Annamaria Manzoni al Ministro dell'Interno

Il circo a Pordenone - marzo 2014

Pubblichiamo con piacere la lettera della Dott.ssa Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta, al Ministro dell'Interno Alfano. Cogliamo l'occasione per ringraziarla del sostegno e della vicinanza dimostrati in occasione dei fatti accaduti a Pordenone.

Al ministro degli interni
Dr. Angelino Alfano

Lettera aperta

Gent. Ministro,
a proposito dei recenti fatti di Pordenone, che hanno visto l’incredibile attacco da parte di circensi del circo Millennium contro alcune persone, donne e uomini, ree di  manifestare del tutto pacificamente contro l’uso e l’abuso degli animali nel circo, non entro nel merito della necessità che tali atti di violenza siano debitamente stigmatizzati, perché non ho alcun dubbio che la giustizia farà il suo corso.
Né voglio aggiungere informazioni a quelle che di certo Lei ha già in suo possesso: vale a dire che gli spettacoli circensi sono quanto viene offerto al pubblico, mentre  vengono tenuti nascosti, se mai conosciuti solo grazie a filmati in genere clandestini, gli orridi metodi per ridurre all’obbedienza animali nati per essere liberi, metodi che si servono di piastre infuocate, fruste, indebolimento attraverso la non erogazione di cibo e acqua, e avanti con una casistica degna del miglior film dell’orrore.
Mi permetto invece di esprimermi solo in merito a quanto è di mia competenza quale psicologa: vale a dire che la sottomissione degli animali all’uomo, evidente negli spettacoli circensi, l’esibizione di fruste, le immagini di animali esotici ridotti ad obbedire come soldatini agli ordini del padrone, in un fracasso per loro inaccettabile di suoni e urla, è assolutamente e indiscutibilmente antieducativo.
L’educazione deve avere alla propria base prima di ogni altro elemento il rispetto per l’altro, tanto più doveroso quanto l’altro è più debole, non in grado di ribellarsi.
E non è certo un caso se, oltre un secolo, fa deputati italiani quali Giuseppe Zanardelli e Filippo Torrigiani si esprimevano con chiarezza sui rischi che l’esposizione alle crudeltà sugli animali comportava per l’educazione e ritenevano di conseguenza da premiare gli insegnanti attenti ad un’istruzione che tenesse conto della necessità di proteggere gli animali.

Oltre un secolo dopo siamo noi psicologi ad esprimerci nella stessa direzione: in allegato Le inoltro un documento, da me scritto e sottoscritto da oltre 650 colleghi, tra cui grandi personalità della cultura psicologica contemporanea, che affermano le valenze antipedagogiche di spettacoli quali circhi, zoo, sagre che utilizzino gli animali, in quanto portatori di una cultura antitetica a quella dell’empatia.
Mi auguro davvero che gli incresciosi fatti di questi giorni siano da stimolo a rivolgere l’attenzione alla necessità, da tanto e da tanti sostenuta, di porre finalmente fine all’abuso degli animali nei circhi, sulla scia di quanto altri paesi, in Europa e fuori, hanno già deciso, nel rifiuto di avere un posto da retroguardia in questa che è una battaglia di civiltà : nell’interesse degli animali e degli umani.
La ringrazio per l’attenzione e resto a disposizione per ogni eventuale chiarimento.  

Dr. Annamaria Manzoni

(NdR) Annamaria Manzoni, psicologa, psicoterapeuta, grafoanalista, accreditata presso l’Ordine degli Psicologi della Lombardia come psicologa Clinica e dell’Età Evolutiva e in Psicologia Giuridica, ha collaborato per anni con il Tribunale per i Minorenni di Milano ed è attualmente consulente presso il Tribunale di Monza. Ha pubblicato diversi articoli professionali inerenti le problematiche psicologiche del rapporto uomo-animali. Ha pubblicato inoltre due saggi che affrontano dal punto di vista psicologico il tema della violenza sugli animali: Noi abbiamo un sogno, Bompiani 2006 e In direzione contraria, Sonda 2009. Il suo ultimo lavoro è Tra cuccioli ci si intende-bambini e animali (Graphe edizioni, 2014). E’ promotrice di un documento, sottoscritto da oltre 600 psicologi, sulle valenze antieducative e antipedagogiche di spettacoli e contesti che usano gli animali, quali zoo, circhi, sagre.

domenica 13 aprile 2014

Lettera aperta a Mons.Giuseppe Pellegrini,Vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone

domenica 30 marzo 2014
attimi dell'aggressione ad opera dei circensi


Ci rivolgiamo a Lei, Mons. Giuseppe Pellegrini, in merito all'articolo apparso nei giorni scorsi sulla stampa locale nel quale il Sig. Sandro Sandrin (presidente di "Euro '92 Eventi" e referente della libreria Vaticana in città) si fa in un certo senso portavoce dell’approccio della Chiesa al mondo dei circensi (e del rapporto con esso instaurato, se di rapporto si può parlare).
Considerata la vicinanza del Sig. Sandrin agli ambienti ecclesiastici che Ella rappresenta, riterremmo utile e quanto meno doveroso un Suo chiarimento non tanto sulle iniziative e le richieste avanzate dal Sig. Sandrin nell'articolo in oggetto, bensì su come e in quale misura tale intervento possa porsi in linea con i valori fondanti della cristianità, dal momento che non vi si ravvisa parola alcuna a condanna della violenza- brutale e gratuita- di cui cinque persone (tre ragazze e due ragazzi) sono stati oggetto domenica 30 marzo.

Al di là delle posizioni della Chiesa sulla questione dell’utilizzo degli animali nei circhi (che prescindono dal contesto specifico e meriterebbero un approfondimento a parte), ciò che ci preme sottolineare in questa missiva è la totale e algida indifferenza dimostrata dal Sig. Sandrin nei riguardi di questo deprecabile atto di violenza, perpetrato da alcuni "artisti" del Circo di Viviana Orfei ai danni di cinque ragazzi che-lo vogliamo ribadire con chiarezza- hanno vissuto un'esperienza che sarà difficile dimenticare. 

Non vogliamo davvero pensare che la Chiesa che Ella rappresenta nella nostra comunità possa, alla luce dei fatti accaduti domenica 30 marzo, avallare le imbarazzanti dichiarazioni del Sig. Sandrin.
Non smetteremo mai di credere che la violenza vada sempre e comunque condannata-mai giustificata né supportata- tanto più quando essa è gratuita ed indirizzata verso donne e persone inermi.

In merito alle dichiarazioni del Sig. Sandrin ci preme sottolineare che chi ha preso parte alla manifestazione di protesta contro l'attendamento del circo con animali a Pordenone nulla ha a che fare con quanto da lui insinuato; le riteniamo illazioni ingenerose di chi, ancora una volta, si prende la libertà di trarre facili conclusioni su fatti cui non ha assistito, basandosi su preconcetti e su dei "sentito dire" motivati esclusivamente da un ingiustificato livore nei riguardi di chi si adopera quotidianamente per i diritti degli animali, ultimi fra gli ultimi.

Il fatto che nessuno dei circensi sia dovuto ricorrere alle cure dei sanitari, unito al fatto che a fronte di cinque attivisti feriti vi siano sei circensi denunciati, sono elementi a nostro avviso sufficienti a fugare ogni dubbio su dove alberghi la violenza e su come si sia svolta l'aggressione di domenica 30 marzo.

Ci auguriamo che Ella voglia-a differenza del Signor Sandrin- esprimere solidarietà verso chi ha subito questo pestaggio e non verso chi se ne è reso vergognosamente responsabile; si tratterebbe di una giusta e doverosa presa di distanza da posizioni che ci paiono inaccettabili in una cornice di valori cristiani.

Animalisti FVG

sabato 12 aprile 2014

Il menù di Pasqua...che non fa male a nessuno



Per una Pasqua veramente "buona" e nel rispetto di ogni essere vivente un menù senza crudeltà elaborato da Alessandra, per i lettori golosi del nostro blog.
Go vegan!


ANTIPASTO - INVOLTINI DI PASTA FILLO RIPIENI DI PEPERONI ED ERBA CIPOLLINA

Ingredienti
16 fogli di pasta fillo
400 grammi di peperoni rossi e gialli
1 mazzetto di erba cipollina
40 grammi di mandorle pelate
semi di papavero
50 grammi di panna di soia
salvia q.b.
sale e olio e.v.o.

Procedimento
tostare le mandorle in forno per 5 minuti a 200 gradi e poi tritarle grossolanamente
tagliare a cubetti i peperoni e salarli, unire l'erba cipollina tritata, la salvia
e farli cuocere senza coperchio per 15 minuti
nel bicchiere del mixer a immersione mettere i peperoni, la panna di soia e frullare il tutto
unire le mandorle tritate e preparare il composto
stendere i fogli di pasta fillo sul piano di lavoro e mettere al centro di ognuno un cucchiaio di crema ai peperoni
arrotolare la pasta in modo da ottenere degli involtini
(la dimensione degli involtini dovrà essere di 7 cm circa di lunghezza)
infornarli per 10 minuti a 200 gradi e guarnirli con i semi di papavero.

PRIMO - STROZZAPRETI AL TOFU AFFUMICATO E PESTO DI GRISOL (SILENE RIGONFIA)
Ingredienti
350 grammi di strozzapreti
350 grammi di grisol
150 grammi di tofu affumicato
20 grammi di pinoli
100 ml di panna di soia
300 grammi di besciamella di soia
olio e.v.o., sale, pepe q.b.


Procedimento

lessare e salare il grisol in una pentola con poca acqua, frullarlo assieme alla panna di soia (la consistenza dovrà essere cremosa)
tagliare a dadini molto piccoli il tofu affumicato e metterlo a rosolare in una padella con dell'olio finché non diventa dorato
scolarlo dall'olio e unirlo alla besciamella di soia
cuocere gli strozzapreti al dente tenendo da parte un po' d'acqua di cottura
condirli con la salsa al tofu e la besciamella spadellandoli con l'acqua di cottura
aggiungere i pinoli e impiattarli, aggiungendo al centro di ogni porzione il pesto di grisol
servire caldi


SECONDO - BRASATO DI SEITAN AGLI ASPARAGI

Ingredienti
300 grammi di seitan
200 ml di brodo vegetale
1 cipolla media
350 grammi di asparagi
100 ml di panna di soia
olio e.v.o.
sale e pepe q.b.

Procedimento
preparare un soffritto con la cipolla, nel frattempo pulire gli asparagi e tagliarli a rondelle sottili, unirli alla cipolla e cuocerli per circa 20 minuti salando e aggiungendo il brodo vegetale
affettare il seitan e aggiungerlo agli asparagi e cuocere altri 15 minuti
aggiustare di sale e pepe, aggiungere la panna di soia e cuocere altri cinque minuti
servire con verdure a piacimento

DOLCE - CROSTATA LIMONE E SEMI DI PAPAVERO 
(ricetta tratta da La Cucina Etica Dolce - Edizioni Sonda)
Ingredientiper la base :
225 grammi di farina "0"
150 grammi di margarina
3 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaino di semi di papavero

per il ripieno:
125 grammi di panna di soia
100 grammi di latte di soia
3/4 cucchiai di zucchero di canna
la scorza grattugiata di un limone
il succo di 2 limoni
1 cucchiaino di Agar Agar

per la copertura:
200 grammi da montare di panna vegetale

1 cucchiaino di semi di papavero
1 cucchiaino di zucchero
cannella in polvere (facoltativa)

Procedimento
per la base tagliare la margarina a tocchetti e lasciarla ammorbidire a temperatura ambiente
sul piano di lavoro versare la farina, lo zucchero e i semi di papavero
incorporare la margarina e impastare
stendere l'impasto in una tortiera di 24 cm di diametro
coprirlo con la carta forno e dei fagioli secchi
cuocere in forno per circa 20 minuti a 170 gradi
togliere la carta forno con i fagioli e lasciar raffreddare

in un pentolino mescolare tutti gli ingredienti per il ripieno
mettere su fiamma bassa e far bollire per 3 minuti mescolando con la frusta
versare la crema nel guscio della frolla
lasciar raffreddare e mettere in frigo per almeno 3 ore
montare la panna con lo zucchero, unire i semi di papavero e coprire la torta
alla fine cospargere di cannella (facoltativo)

Animalisti FVG vi augura BUONA PASQUA

lunedì 7 aprile 2014

Comunicato Stampa - Una solidarietà che non è tale


Pordenone, 07 aprile 2014

Ha avuto luogo questa sera la seduta del Consiglio Comunale in cui era stato preannunciato un messaggio iniziale, a cura del Sindaco Pedrotti, sull'aggressione ai danni di 5 attivisti da parte di alcuni circensi del circo Viviana Orfei , avvenuta il 30 Marzo scorso.
Desideriamo, con il presente comunicato stampa, intervenire in qualità di associazione organizzatrice (assieme a Lav Pordenone) delle manifestazioni di protesta in occasione dell'attendamento del circo a Pordenone, tutte autorizzate dalla Questura e dal carattere non violento, come possono testimoniare le stesse Forze dell'Ordine che vi hanno presenziato in tutti questi giorni.

Sentiamo, oggi più che mai e anche alla luce degli imbarazzanti interventi che sono seguiti al messaggio del Sindaco, l'urgenza di porre all'attenzione dell'opinione pubblica la brutale violenza cui abbiamo assistito domenica 30 marzo; una violenza inaudita, inaccettabile e ingiustificabile, ampiamente documentata con immagini e filmati -depositati in questura- che parlano chiaro e valgono più di tante parole e delle insinuazioni fatte anche in sede di Consiglio nei confronti degli attivisti.

Definire "tafferuglio" un pestaggio premeditato (questo il termine usato dal Sindaco) è, a nostro avviso, travisare la realtà, insinuando un dubbio in chi ascolta e, implicitamente, addossando responsabilità che nessun manifestante presente ai presìdi può avere. Le prognosi dei ragazzi aggrediti non sono di sette giorni bensì molto più importanti, e anche questa è una imprecisione che ha un suo peso.

Gli interventi di alcuni consiglieri comunali, a margine delle dichiarazioni del Sindaco, ci lasciano sconcertati perché basatI su fatti non veritieri e facenti eco alle dichiarazioni diffamatorie che stanno circolando sulla condotta dei manifestanti; l'unica violenza, verbale e fisica, nei modi e nei fatti- lo ribadiamo con chiarezza- è quella subita dagli attivisti (tre ragazze e due ragazzi) al termine del presidio di domenica 30 marzo.
Non è più accettabile, per chi scrive, restare in silenzio di fronte ad accuse basate su dei "sentito dire", su preconcetti e segnalazioni non comprovabili e pretestuose. 
Ci sono cinque ragazzi feriti, sia fisicamente che moralmente, nei riguardi dei quali è nostro dovere adoperarci affinché la verità sia una volta per tutte ripristinata.
Dall'altra parte, e questo conta più di qualsiasi vile illazione, ci sono cinque circensi identificati e denunciati.

Al Sindaco Pedrotti vogliamo ricordare che la solidarietà è tale quando sincera e incondizionata, senza indugi.
Quella di questa sera è stata, per molti versi, una seduta consiliare deludente e sconcertante, come sconcertante è dover prendere atto della parzialità e della superficialità con cui la vicenda è stata "bollata" da alcuni consiglieri comunali. Lo riteniamo un fatto moralmente grave, un pestaggio delle parole che segue a quello fisico. E che fa altrettanto male.

Animalisti FVG




sabato 5 aprile 2014

Gli occhi di chi c'era - una testimonianza sull'aggressione al circo di Viviana Orfei

gli attimi successivi all'aggressione - 30 marzo 2014
foto di 
AFVG

















Pubblichiamo la toccante testimonianza di Federica D. sull'aggressione ai danni di 5 attivisti da parte di alcuni cirensi del circo Viviana Orfei attendato a Pordenone, avvenuta il 30 Marzo.
I suoi sentimenti e i suoi ricordi sono anche i nostri, e di tutte le persone presenti alla manifestazione di protesta contro l'attendamento del circo di Viviana Orfei. Crediamo sia giusto e importante non dimenticare, affinché questo atto di violenza- vile e senza precedenti- resti per sempre nelle coscienze di tutti. 


Chiudo gli occhi, lo faccio spesso in questi ultimi giorni.
Li chiudo e rivedo sempre la stessa scena, rivedo quelle persone correre verso la mia macchina e la macchina dei miei due amici, inchiodo, suono il clacson all'impazzata, le gambe che tremano e il sangue che si gela.
Rivedo i calci sulla portiera, la mia amica che prende uno schiaffo, viene sbattuta sul cofano della macchina e poi a terra..rivedo le persone su di lei, i pugni sulla sua testolina bionda e mi sento morire dentro.
Rivedo il mio amico accovacciato, sento il rumore dei pugni, il rumore dei calci sul suo corpo quasi inerme..sento la mia voce che esce come mai prima nella mia vita.
Rivedo quegli occhi, rivedo quella brutalità, quella violenza implacabile.
Mi sento impotente, quel giorno come oggi.
Vedo un altro ragazzo con il sangue sulla bocca e la faccia livida, vedo la dignità di un uomo svanire sotto quei colpi vigliacchi.
Altre due ragazze, una stesa a terra: è bianca in volto, non parla.
Sento l'altra che annaspa, non respira. Poi ricordo che ha un problema e che potrebbe costarle cara la mancanza di aria nei polmoni.
Rivedo quel caos durato pochi minuti, un istante lungo una vita.
Mi sento spaesata.
Voglio solo sedermi e dimenticare tutto, le gambe e le mani mi tremano ancora..il respiro inizia a mancarmi..mi allontano con il vuoto dentro, quasi incredula di quanto i miei occhi hanno appena visto e di quanto le mie orecchie hanno sentito..intorno a me il panico: urla, pianti, sirene.
Ogni volta che riapro gli occhi poi mi rendo conto di quanto male sono capaci gli esseri umani, e mi immedesimo negli animali che ogni giorno subiscono angherie da parte di chi vuol domarli e snaturarli..li immagino soli, in quelle gabbie..una lacrima solca il mio viso. L'impotenza, la paura e la rassegnazione ci accomuna in questo momento.
Vorrei augurare a tutte le persone che non hanno assistito a tutto questo di non vivere mai una sensazione come quella che sto provando io in questi giorni, di non avere mai questo senso di angoscia e timore che mi attanaglia, la paura di rivivere davvero la stessa scena.
Vorrei dire a chi ha calunniato le persone che come me cercano ogni giorno di difendere i più deboli, i senza voce, gli indifesi, che l'empatia è una dote da ammirare. Vorrei chiedere a queste persone di mettersi nei panni di questi ragazzi che sono stati picchiati brutalmente e nei panni di chi- inerme- ha assistito a tale violenza, di provare ad immaginare che cosa abbiamo provato..a prescindere che siano o meno a favore degli animali.
Se non esiste più nemmeno la sensibilità nei confronti di chi subisce certe cose io non voglio pensare in che mondo vivranno quelli che sono i bambini di oggi e di domani.
A prescindere che chi legga sia o meno animalista, vi chiedo di riflettere.
E per concludere posso dire a gran voce che no, non ci siete mancati.

Federica D.

venerdì 4 aprile 2014

I circensi aggrediscono cinque attivisti. Zanoni: «Una violenza ingiustificabile»


Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell'on. Andrea Zanoni sull'aggressione dei cinque attivisti avvenuta domenica 30 marzo a Pordenone. Lo ringraziamo ancora una volta per il costante impegno e il sostegno da sempre dimostrato alla causa dei diritti animali. 

Comunicato del 03 aprile 2014

A Pordenone, domenica scorsa alle 18.30, cinque attivisti che partecipavano al presidio organizzato da Animalisti Friuli Venezia Giulia e LAV sono stati aggrediti con calci e pugni dai circensi del Millennium di Viviana Orfei.
Il Presidio durava da dodici giorni e, fino a quel momento, si era svolto pacificamente sotto gli occhi della Digos e della Polizia.  
Mentre gli attivisti stavano risalendo in macchina per tornare verso le proprie abitazioni, sei uomini usciti dal tendone li hanno fatto smontare a forza, trascinando fuori dagli abitacoli le ragazze per i capelli e aggredendo chi provava a soccorrerle.
Nonostante l’intervento tempestivo degli agenti delle Forze dell’Ordine presenti, il pestaggio è continuato e i cinque attivisti sono finiti in ospedale con prognosi di diversi giorni.  
L’eurodeputato PD Andrea Zanoni del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) e vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento Europeo ha affermato: «Sono sconcertato di fronte a tanta violenza ingiustificabile e gratuita. Ai cinque ragazzi rimasti vittima di gesti deprecabili e che ora devono essere puniti severamente va tutta la mia solidarietà. Non è ammissibile che il diritto di esprimere le proprie opinioni in maniera pacifica e nonviolenta, senza offendere nessuno, garantito dalla nostra Costituzione, trovi come risposta pugni e calci. Il tentativo di sensibilizzare le persone alla prospettiva del circo senza animali, da parte di chi in quei giorni si è limitato a distribuire volantini e a esporre cartelli è sacrosanto. Ribadisco ancora una volta la necessità di una direttiva europea che preveda il divieto di utilizzare animali esotici e selvatici nei circhi».  

BACKGROUND  
Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Friuli Venezia Giulia ha cancellato, con sentenza depositata il 21 novembre 2013, il divieto introdotto dal Comune di Pordenone di attendamento nel proprio territorio. L’articolo 19 del Regolamento comunale sulla Tutela degli Animali di Pordenone, approvato nel 2003, vietava “su tutto il territorio comunale, qualsiasi forma di spettacolo o di intrattenimento pubblico o privato, effettuato a scopo di lucro, che contempli, in maniera totale oppure parziale, l’utilizzo di animali, sia appartenenti a specie domestiche che selvatiche”.
Lo scorso autunno, il circo Millenium aveva impugnato il Regolamento e aveva presentato ricorso al TAR che, con sentenza depositata il 21 novembre 2013, aveva cancellato la norma del Regolamento comunale sottolineando che “in subiecta materia, la corretta attuazione del precetto di cui all’articolo 41 Costituzione, per la parte di competenza dei Comuni, consiste nell’adottare norme regolamentari che prevedano specifici adempimenti a carico dei gestori dei circhi e di altri spettacoli analoghi, funzionali a tutelare la dignità e la salute degli animali impiegati negli spettacoli, ma che siano proporzionati allo scopo e che non costituiscano surrettizi divieti all’esercizio di un’attività economica prevista e riconosciuta da specifiche norme statali”.  

Ufficio Stampa On. Andrea Zanoni 

Email info@andreazanoni.it Tel. (Bruxelles)  
Sito www.andreazanoni.it

giovedì 3 aprile 2014

Quando i circensi danno spettacolo - di Barbara Balsamo


Lo scorso mese, nella città di Pordenone, dopo 10 anni di divieto di attendamento dei circhi con animali, un circo ha ottenuto, grazie a un ricorso al TAR, di attendare e effettuare spettacoli. 
Da tempo associazioni di pregio come Animalisti Friuli Venezia Giulia e LAV chiedono interventi adeguati alle amministrazioni al fine di promuovere una cultura della non violenza e del rispetto sul territorio. 
Da anni queste associazioni si spendono con attività culturali e informative circa i danni materiali e psicologici che lo sfruttamento degli animali in ambiti ludico-ricreativi provocano nei bambini. 
In occasione dell’attendamento del circo Viviana Orfei le associazioni suddette hanno organizzato dei pacifici presidi informativi per coinvolgere la cittadinanza e documentare le violenze – non necessariamente fisiche – perpetrate ai danni degli animali. Il giorno 30 marzo, a seguito di uno dei presidi quotidiani regolarmente autorizzati dalla questura, alcuni membri del circo Viviana Orfei hanno aggredito alcuni attivisti, ricordiamo cittadini irreprensibili, malmenandoli, picchiandoli violentemente, fino al punto di dover ricorrere alle cure del pronto soccorso. 
Perché? Il motivo reale sarebbe facilmente individuabile se solo ci si soffermasse per un minuto a riflettere sulla questione nel suo complesso. Invece è più facile sfruttare lo stereotipo comune che vede gli animalisti come violenti a priori e i circensi come vittime indifese di alcuni pazzi invasati. Per questo mi sento personalmente in dovere, in quanto cittadina, madre e docente, nonché presidente di un’associazione antispecista, di prendere la parola e mettere nero su bianco alcune riflessioni, alcuni dati e contribuire con una mia testimonianza diretta a sfatare miti montati ad arte e soprattutto riportare l’attenzione sui fatti reali e tangibili ai quali tutti noi cittadini siamo costretti ad assistere ogni qualvolta leviamo le nostre voci contro ingiustizia e abuso di potere.

Intanto diciamo chiaramente che la contestazione non è ai circhi in generale bensì ai circhi con animali.

Le attività mirabili degli artisti nei circhi sono un valore aggiunto alla comunità, come lo sono tutte le forme d’arte e di spettacolo. 
La clowneria, i mimi, la giocoleria, la ginnastica ritmica, l’acrobatica, equilibristi, i funamboli e i trapezisti, contorsionisti, le discipline aeree, e molto altro, sono veri e propri spettacoli edificanti, piacevoli e educativi. Attraverso la meraviglia, lo spettatore, bambino o adulto, percepisce la bellezza dell’arte. Tuttavia quando all’interno degli spettacoli si assiste alla ridicolizzazione, vessazione, umiliazione e sopraffazione di creature altre-da-noi, gli altri animali, individui di altre specie costretti a vivere in un luogo lontano dal loro habitat, secondo consuetudini e esperienza distorte e violente, addestrati forzatamente, impiegati contro la loro volontà in spettacoli assordanti, costretti a azioni non naturali per loro, questo non è cultura. Non è edificante, non è educativo.

Da anni gruppi di ricerca come quello fondato dalla Professoressa Annamaria Manzoni, Tradizioni Violente, indicano il circo con animali come luogo di violenze inaudite – che non necessariamente implicano violenze fisiche – ai danni degli animali rinchiusi e esempio pessimo di educazione al rispetto. I nostri figli assistono alla dominazione dell’altro da sé, alla sua sottomissione e al suo addestramento coatto come se fosse normale e giusto. Il messaggio implicito dello spettacolo con animali è che il domatore, l’addestratore, ecc..può, con la forza, soggiogare chiunque, perfino un leone, che nella nostra cultura rappresenta l’animale selvatico e feroce per eccellenza, può far salire su un pallone perfino un elefante, pachiderma forte e dignitoso, può spalancare le fauci di un ippopotamo per mostrarne la grandezza. 
Nulla insomma ferma l’uomo, nessun animale è in grado di sfuggire al nostro potere. Purtroppo a un bambino, una bambina arriva il messaggio che come il domatore riesce a fare questo al leone un giorno lui/lei potrà farlo con qualcun altro, animale non umano e umano.

Conoscendo quanto detto finora, il circo con gli animali dovrebbe essere bandito per la violenza di cui è impregnato, ma soprattutto bandito dalle scuole dove si dovrebbe insegnare la compassione e l’empatia, ovvero la capacità di immedesimarsi negli altri; una delle qualità umane più efficaci per prevenire, diminuire e/o eliminare la violenza nei rapporti tra gli esseri umani e tra gli esseri umani e gli animali.

E' nostro dovere morale proteggere i più giovani da queste tradizioni che non rispecchiano più il pensiero di un Paese moderno e civilizzato e rendere attente le autorità sulla pericolosità di tutti i modelli che istigano alla violenza già in tenera età.

Il danno dunque è almeno duplice, da un lato si violentano gli animali sfruttati nei circhi e dall’altro si diseducano i nostri figli. Ciò è talmente grave che infatti in moltissimi paesi del mondo l’attendamento dei circhi con animali è parzialmente o totalmente vietato. un breve elenco: Austria Belgio Croazia Repubblica Ceca Danimarca Estonia Finlandia Grecia Malta Polonia Slovacchia Spagna Svezia Regno Unito USA (divieto dell’utilizzo di tutti gli animali in 20 giurisdizioni municipali) Canada Argentina Brasile Colombia Costa Rica Australia Nuova Zelanda India Israele

Così cita l’articolo 1 della legge 337:

Lo Stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e 
dello spettacolo viaggiante. 
Pertanto sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore. 

Questo sostegno si palesa con le sovvenzioni economiche che i cittadini italiani versano ai circensi ogni anno con importi che si aggirano mediamente sui 5/6 milioni di euro. Proprio grazie alla legge nazionale le amministrazioni comunali, spesso contrarie all’attendamento dei circhi con animali per le ragioni sopra elencate, si trovano costrette a soccombere e a consentirne gli spettacoli. Il potere delle dinastie circensi, supportate dall’Ente Nazionale Circhi e non a caso da Federfauna e da politici di dubbia credibilità, risiede proprio nella normativa nazionale e nell’incontrastato vile luogo comune per cui gli animali, se non bastonati o presi a picconate sono in pieno benessere e possono essere sfruttati. Una menzogna così lampante e evidente da lasciare interdetti. I circensi possono altresì agire indisturbati con affissioni pubbliche, spesso illecite, e volantinaggio capillare con omaggi e riduzioni succulente che attirano abilmente i bambini e i loro genitori, i quali, sapendo di poter far “divertire” i loro figli con poco ovviamente vi si recano volentieri. Dunque si potrebbe aggiungere che i signori di cui sopra approfittano anche dell’ignoranza- nel senso letterale del termine – del pubblico circa i disagi psicologici, la sofferenza, la frustrazione e l’angoscia degli animali implicati negli spettacoli per agire indisturbati. In fondo nelle nostre società non è che gli animali in genere se la passino poi così bene, dai cani e tutti i pets, piccoli suppellettili al nostro fianco, agli animali negli allevamenti ridotti a cose utili per il nostro arricchimento proteico. Nonostante questo quadro disarmante però le autorità pare abbiano iniziato un percorso di cambiamento. Nel 2010 infatti:

Il 24 febbraio 2010 la VII Commissione della Camera ha adottato un testo unificato delle proposte di legge quadro sullo spettacolo dal vivo (A.C. 136 e abb). In tale definizione sono compresi, oltre a teatro, musica, e danza, anche il circo e lo spettacolo viaggiante, incluse le esibizioni degli artisti di strada e le diverse forme dello spettacolo popolare. In particolare, ai sensi dell’art. 27 del TU, la Repubblica promuove la tutela della tradizione circense, degli spettacoli viaggianti, degli artisti di strada e dello spettacolo popolare, riconoscendone il valore sociale e culturale e valorizza le relative attività, sostenendone lo sviluppo, tra l’altro, attraverso la produzione di spettacoli di significativo valore artistico e impegno organizzativo, iniziative promozionali, diffusione della loro presenza all’estero, acquisto di nuove attrezzature e beni strumentali, attività di formazione, ristrutturazione di aree attrezzate, agevolazioni fiscali in favore delle compagnie e delle attività circensi che non prevedono la presenza, l'utilizzo e l'esibizione di animali, nonché per favorire la trasformazione dei circhi con animali in circhi senza animali. Inoltre, si prevede che la Repubblica sostiene lo sviluppo e la qualificazione dell'industria dello spettacolo viaggiante anche attraverso l'istituzione di appositi registri per l'attestazione del possesso dei requisiti tecnico-professionali per lo svolgimento di tale attività e che alle esibizioni degli artisti di strada non si applicano le disposizioni in materia di tassa per l’occupazione di spazi pubblici.

Ricapitolando la pratica circense è legittimata dallo Stato italiano, gratificata da politici (non tutti per fortuna), organizzazioni e lobbies di settore legate allo sfruttamento animale in genere, riconosciuta da decenni come attività culturale e di pregio sociale, in televisione tutte le reti di stato lanciano programmi seguitissimi sulle meraviglie del circo con animali, che sia chiaro non viene mai distinto dal circo in sé, si parla infatti sempre di circo e basta. Il cittadino medio segue quello che è lo status quo, crede a chi lo governa, non solo in senso prettamente politico, ripone la sua fiducia in chi viene legittimano a parlare secondo professionalità e competenza in pubblico. Se i media legittimano i circhi con animali, danno spazio alle loro parole, se l’Ente Nazionale Circhi si pregia del sostegno politico e istituzionale, se millanta l’appoggio persino del Papa, se le amministrazioni compiacenti o indifferenti lasciano spazio ai circhi con animali, se un’apposita commissione di veterinari, infine, avalla le loro dichiarazioni e constata lo “stato di benessere” degli animali rinchiusi, sfido chiunque a non credergli!

Ma torniamo agli animalisti. Essendo in genere persone informate e documentate, essendo a conoscenza delle gravi forme di maltrattamento degli animali sfruttati nei circhi da sempre cercano di informare il pubblico, protestare, dissentire come farebbe qualunque cittadino consapevole che in un determinato luogo si praticano delle violenze su esseri indifesi.

Come spesso accade quando attenda un circo le associazioni del territorio si mobilitano con materiale informativo e presidi nei luoghi di attendamento chiedendo ovviamente sempre preventivamente i regolari permessi in questura. Così è accaduto anche nei giorni scorsi a Pordenone. La LAV e Animalisti FVG hanno organizzato presidi informativi. Durante queste giornate si sono evidenziate due cose fondamentali:

Un grande afflusso della cittadinanza e una grande tensione a causa dei lavoratori del circo che ovviamente non gradivano la presenza di chi dissente. Nei giorni precedenti agli spettacoli gli operatori del circo hanno distribuito di fronte alle scuole e in tutte le attività commerciali della città 1000 biglietti omaggio e numerosi biglietti riduzione. 
Questo fa presumere che la quasi totalità del pubblico abbia assistito gratuitamente allo spettacolo. Chi non ci andrebbe? Sarebbe infatti interessante sapere quanto hanno incassato i signori circensi in quei giorni e confrontarlo con le loro entrate medie.  In merito invece alla tensione, è comprensibile considerando che quei signori tentano in ogni modo di difendere i loro interessi economici e il loro lavoro, anche ricorrendo spesso alla violenza. Personalmente ho organizzato diversi presidi informativi contro il circo con animali a Roma e in provincia di Roma. Sempre, o quasi, le dinamiche sono le stesse: i signori circensi provocano, aggrediscono, insultano, fanno dispetti, mentono, a volte addirittura palesemente di fronte alle forze dell’ordine. Non ho mai assistito a episodi contrari. Se durante i presidi da me organizzati non è mai accaduto nulla di grave ritengo sia stato un caso. Nessuno degli attivisti con i quali ho presidiato ha mai aggredito né verbalmente né fisicamente un lavoratore del circo. Anzi devo confessare che personalmente ho spesso cercato di dialogare con loro, e qualche rara volta anche con successo. Addirittura mi risulta, ma ahimé non ne ho le prove, che su testimonianza di una signora del pubblico, i circensi affermarono che noi attivisti li avessimo ricattati chiedendo 500 euro per smontare il presidio!!! Io, che cerco sempre di com-prendere i fenomeni, mi rendo conto che la disperazione di queste persone sia oltremodo avanzata e che non sappiano più come continuare a mentire al pubblico, a se stessi e al mondo intero. Nello specifico quello che è accaduto a Pordenone sembra chiarissimo, quando qualcuno disinteressato, pacifico che prodiga rispetto e amore si mette sotto casa tua e  accende i riflettori sulle tue ingiustizie, sulle tue violenze e sulle tue menzogne ti infastidisci, perdi le staffe, alzi le mani. Così accade che per vendetta si effettuino spedizioni punitive, violenze inaudite sotto gli occhi complici, in alcuni casi, degli spettatori, i quali, forse, proprio perché spettatori solidarizzano con chi li ha omaggiati della sua arte.

Quando si partecipa a uno spettacolo artistico si assiste a un fenomeno meraviglioso, ci si incontra. E ciò avviene collettivamente. Attraverso l’arte si aprono il cuore e la mente, si cresce, ci si emancipa. Non esiste crescita laddove si annienta qualcuno, non si può cercare il bello nell’artificiosa finzione di maestosa obbedienza al proprio oppressore, non è la strada giusta quella di insegnare ai nostri figli che si può soggiogare qualcuno solo perché più fragile di te.

La mia solidarietà, e quella di tutta per animalia veritas va a quest* coraggios* ragazz* che nonostante le avversità, nonostante le violenze ancora sognano un mondo migliore, senza crudeltà. A quest* attivist* va il nostro sostegno incondizionato. Ma a loro va anche la mia ammirazione e stima di persona qualunque, cittadina, madre e insegnante perché il mondo ha bisogno di persone coraggiose, leali, vere, di persone che hanno valori profondi e li urlano al mondo. Portatori sani di rispetto in grande minoranza.

Barbara Balsamo - Per Animalia Veritas

Fonte: Per Animalia Veritas

Circensi, è ora di cambiare! - di Maria Giovanna Devetag



Vi chiedo di osservare attentamente questa foto per qualche secondo. Credo che ai più non sfuggirà un senso di tristezza e imbarazzo di fronte all’evidente umiliazione cui è soggetto l’orso costretto a compiere un esercizio per lui (o lei) così innaturale, tristezza che si somma a una probabile sensazione di rabbia nel pensare a quale livello di coercizione e violenza si sia dovuti arrivare per far sì che quell’orso pattinasse.
Questa foto illustra il numero di un circo russo ma, naturalmente, non è la nazionalità che ci interessa, dato che i circhi con animali sono una realtà ancora tragicamente globale nonostante, per fortuna, sempre più paesi si esprimano a favore del divieto al loro utilizzo a fini di intrattenimento.
La situazione in Italia, tanto per cambiare, è particolarmente arretrata dal punto di vista legislativo e ben poco possono fare quelle amministrazioni comunali che, anche in mesi recenti, hanno tentato invano di vietare l’attendamento ai circhi con animali all’interno del territorio di loro competenza. Infatti, nella grande maggioranza dei casi, queste ordinanze di divieto non hanno resistito al vaglio del TAR o del Consiglio di Stato dopo il ricorso dei circensi che, ben consapevoli di avere la legge nazionale dalla loro parte, ne hanno quasi sempre ottenuto l’annullamento.

L’attività circense nel nostro paese è infatti regolata dalla legge 18/3/1968 n. 337 (G.U. 10/4/1968 n. 93), la quale all’art. 1 così recita testualmente:

“Lo Stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante. Pertanto sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore.”


Di tutt’altro tenore la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale proclamata il 15 ottobre 1978 nella sede dell’Unesco a Parigi (solo dieci anni dopo la nostra legge nazionale), nella quale si può leggere quanto segue: 

“Articolo 4

a) Ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi; b) ogni privazione di libertà, anche se a fini educativi, è contraria a questo diritto.”

E ancora

“Articolo 10

Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo; b) le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale.”

Naturalmente la Dichiarazione dell’Unesco non ha alcun valore giuridico, ma è nondimeno significativo che già nel 1978 si fosse riconosciuta a livello internazionale, e da parte di un’istituzione così prestigiosa, l’incompatibilità dell’attività circense con la dignità dell’animale. D’altra parte, quale mezzo migliore di un’immagine come quella riportata qui sopra per esprimere un concetto che non avrebbe nemmeno bisogno di spiegazioni, tanto risulta oggi evidente?

Chiediamoci inoltre per un momento, aldilà della preoccupazione legittima per la sofferenza degli animali coinvolti, quale può mai essere la funzione sociale di uno spettacolo che metta in scena il dominio e l’umiliazione del più “forte” sul più “debole”.
Che cosa potrà mai apprendere, in termini di educazione alla nonviolenza e al rispetto dell’altro (soprattutto se “diverso”), un bambino che venga esposto a uno spettacolo simile? La nostra sensibilità, per fortuna, è cambiata.
Oggi troviamo giustamente ripugnante l’utilizzo dei cosiddetti “fenomeni da baraccone” (i freaks) che animavano i numeri da circo di fine ’800 e gli animali, soprattutto quelli “esotici”, ci piace immaginarli nel loro habitat naturale.


A poco servono le giustificazioni dei circensi che sostengono di amare e trattare benissimo i propri animali i quali, essendo nati in cattività, non sarebbero adatti alla vita in natura.

Anche in questo caso, come in molti altri (si veda alla voce “sperimentazione animale”) si fa finta di non cogliere il punto fondamentale, che non è relativo al maggiore o minore “benessere” (inteso come relativo comfort e assenza di dolore fisico) dell’animale rinchiuso, ma alla sua condizione di prigionia cui è associata nel caso del circo un’attività forzata che non si può non considerare come una forma di schiavitù a tutti gli effetti: non si tratta, insomma, di essere più o meno amorevoli come carcerieri, ma di restituire agli animali nei circhi una libertà e una dignità di vita che non hanno mai avuto, e che è semplicemente incompatibile con il “lavoro” che gli animali prigionieri di queste strutture sono costretti a svolgere. Quanto all’inadeguatezza di questi animali a vivere in natura, si finge di ignorare l’esistenza di numerosi rifugi per animali, esotici e non, in Italia e nel mondo, nei quali individui sottratti a condizioni di prigionia possono finalmente vivere in condizioni di relativa libertà esprimendo a pieno la loro natura di esseri senzienti e relazionali.
Se non si è convinti del fatto che la violenza e la coercizione siano intrinsecamente e necessariamente legati all’attività dell’animale nel circo (a prescindere dall’adozione di metodi di addestramento più o meno “dolci” e a prescindere dall’”amore” che i carcerieri possano nutrire per i loro prigionieri, eventualità non solo da non escludere ma che probabilmente caratterizza la maggior parte di queste relazioni umano-animale), consiglio la lettura di innumerevoli documenti sul tema da parte di etologi, veterinari comportamentalisti, psicologi e studiosi delle tradizioni violente, categoria alla quale il circo appartiene senza se e senza ma. Per cominciare a rendersene conto, forse, basterebbe la visione di questo singolo video che documenta i movimenti stereotipati che questi animali spesso compiono, e che sono un chiaro sintomo di una condizione di stress, noia, angoscia permanenti.
I circhi con animali sono sempre più spesso bersaglio di presidi animalisti e di attività di contro-informazione volta a sensibilizzare la popolazione ancora ignara sul “lato oscuro” di questa forma di antiquato “divertimento”. Sarà forse perché quest’attività di sensibilizzazione capillare comincia a dare i suoi frutti se nei giorni scorsi alcuni dipendenti del circo di Viviana Orfei attendato a Pordenone hanno aggredito con inaudita violenza cinque attivisti appartenenti a due associazioni animaliste, animalisti FVG e LAV Pordenone, che stavano svolgendo un presidio pacifico a qualche metro dall’entrata del circo.

La vera e propria aggressione, avvenuta al culmine di una giornata carica di tensione nella quale i manifestanti hanno dovuto sopportare insulti e angherie di vario genere (qui la lettera aperta inviata da Daniela Galeota di Animalisti FVG a una televisione locale), se non è in alcun modo giustificabile, probabilmente è spiegabile con la sensazione di assedio che i circensi probabilmente cominciano a percepire a causa della crescente pressione delle campagne animaliste.


Nell’esprimere la nostra più completa solidarietà agli attivisti aggrediti e nel condannare senza riserve quest’aggressione di stampo squadrista e dal chiaro significato intimidatorio, vogliamo anche ribadire, se per caso ciò non fosse chiaro, che noi animalisti/antispecisti NON siamo contrari ai circhi tout court. Il circo è arte, intrattenimento, fantasia, divertimento, oltre a incarnare uno stile di vita itinerante che, aldilà di idealizzazioni romantiche che probabilmente poco hanno a che fare con la realtà spesso faticosa di chi sceglie questo mestiere, merita senz’altro di essere preservato dal conformismo dilagante.


Il punto è che non intendiamo più accettare supinamente che questo modello di vita, lavoro e intrattenimento si regga sulla riduzione in schiavitù e sullo sfruttamento di esseri senzienti nati per vivere liberi e in condizioni rispettose delle loro necessità individuali e di specie.


Le tradizioni mutano in continuazione e si evolvono spesso a seguito di cambiamenti nella sensibilità. E’ successo da sempre nella storia e continua ad accadere. Crediamo che anche il circo possa trovare dentro di sé la forza, le ragioni e le motivazioni per cambiare, per evolversi affrancandosi da modelli di relazione con gli altri animali legati a un mondo che non esiste più e che oggi provoca nella maggior parte delle persone un senso di rifiuto e di ingiustizia.


Noi non vogliamo la morte del circo, noi vogliamo che il circo liberi finalmente i suoi schiavi animali per tornare a essere, legittimamente, luogo di allegria, arte, libertà, anticonformismo, fantasia e divertimento.


Maria Giovanna Devetag
segretaria di “Parte in Causa”

Fonte: "Parte in Causa"

Cosa cambia, davvero, l'antispecismo - Due domande a Leonardo Caffo


Un celebre aforisma di Arthur Schopenauer, lo sappiamo, dice che tutte le verità passano attraverso  tre  stadi  - vengono  ridicolizzate, poi vengono violentemente contestate,  infine vengono accettate come evidenti. 

I fatti accaduti a Pordenone domenica scorsa ci fanno pensare che siamo entrati prepotentemente nella seconda fase - cosa ne pensi?


Avendo già letto la seconda domanda che mi farete direi che, al massimo, siamo a cavallo tra il primo e il secondo stadio. 
Ma eviterei di prendere come oro colato questo aforisma di Schopenauer, onestamente. Io credo che siamo in una fase duplice: accettazione, da un lato, e respingimento dall’altro.
Il respingimento è quello che interessa a noi adesso dopo i fatti di Pordenone:  cinque attivisti sono stati picchiati con forza da parte del personale del circo e, aggravante aggiuntiva, è stato concesso al circo di fare un altro spettacolo, il giorno seguente.
Questo  respingimento  avviene  perché  gli  animalisti,  piaccia o meno, chiedendo la liberazione animale stanno, implicitamente o no, chiedendo anche l’abolizione di tutta una serie di professioni che con lo sfruttamento animale sono connesse. Vorrei, infatti, essere più preciso e articolato nel rispondere alla seconda questione.


Nei  momenti immediatamente  successivi all’aggressione,  mentre  
i ragazzi  brutalmente picchiati venivano soccorsi, abbiamo potuto notare persone che, dalle finestre di una casa  vicina,  ridevano  per l'accaduto.  
Questa  sprezzante  ostilità a noi  riservata potrebbe a tuo avviso essere una reazione alle rivendicazioni del movimento per i diritti animali, osteggiate perché mettono in discussione sia l'individuo che la società nel suo insieme?


Che l’animalismo, per riprendere un noto aforisma maoista, non sia una cena di gala è ovvio ai più. Se escludiamo frange incoscienti del movimento, che infatti non ne fanno neanche parte, sappiamo tutti che animalismo e/o antispecismo chiedono un ripensamento complessivo della struttura del sociale.
Coloro che sono ancorati a questa struttura, dipendenti di un circo o di una macelleria, sentono di dover difendere il loro statuto sociale.
Entro certi limiti è comprensibile: nati in un sistema che ha reso possibili, trasformandole in 
“normali”, una serie di pratiche filosoficamente inaccettabili -  molti umani non comprendono l’essenza dell’antispecismo. Non una lotta a favore di animali contro umani, ma a favore  dell’animalità contro  un  tipo  di  umanità:  quella  attuale.  Consentitemi  di  riferirmi  a me stesso: quando ho scritto Il maiale non fa la rivoluzione (Sonda, 2013) ho ricevuto un doppio  rimprovero per aver detto che l’antispecismo (debole,  nella  mia  formulazione)  lotta contro l’umano: dagli specisti, per ovvi motivi, e dagli antispecisti  - perché mi accusavano di misantropia. Ma è ovviamente contro l’umanità come oggi l’abbiamo intesa contro cui cercavo di argomentare - e ho cercato di rendere chiaro tutto ciò ne mio Margini dell’umanità (Mimesis, 2013) - che infatti è un libro sulle società umane, e non sugli animali.
I fatti di Pordenone spiegano bene cosa intendevo: l’umanità che si è scagliata contro gli animalisti non può essere difesa realmente - non ci sono scuse vetero-marxiste o politiche che tengano.
La violenza esercitata è davvero dis-umana: quando ho letto sui giornali,e quando poi mi avete telefonato, ho pensato due cose.
La prima è che è possibile, non sovrainterpetiamo  sempre,  che  coloro che  hanno  picchiato gli attivisti  siano solo violenti e incoscienti mentre, la seconda, è che siano realmente portatori di questa consapevolezza: l’antispecismo non  è  la liberazione animale, ma  il  cambiamento dell’umanità. 

Affinché  si cambi bisogna decostruire - e questo significa mettere in discussione il potere, interrogarlo, chiedergli conto e ragione.
Significa abbandonare culture e tradizioni violente: significa non considerarle neanche più “culture”. La tradizione circense sta all’Italia come la tauromachia alla Spagna. Sappiamo che di tentativi per giustificare tali abomini ce ne sono stati a bizzeffe - pensiamo al più raffinato intellettualmente - quello di Tauroetica (Laterza, 2011) di Fernando Savater (proprio da una mia contestazione al testo iniziò il dibattito sull’antispecismo  debole).
Anche  intellettuali  del  suo  calibro, che pure non picchierebbero mai 
nessuno, sentono l’esigenza di correre ai riparti dell’umanità che l’antispecismo vuole contestare: e allora giù di argomenti banali, etica fondata sull’estetica, insulti gratuiti, e via dicendo.

Vedete - io credo che i fatti di Pordenone siano terribili, ma necessari. Quale che siano state le velocità dei cambiamenti passati, a proposito dei diritti umani o animali (dicotomia inutile nel migliore dei mondi possibili), queste sono avvenute in modo imprevedibile e dopo anni di lotte silenziose e inafferrabili. La storia umana, come quella dell’universo di cui facciamo parte, procede per salti: e ogni avanzamento morale è balzo inaspettato e leggero, mai leggiadro, perché comporta mutamenti più simili a scossoni che a tenere carezze.
Questione complessa da ridimere: il cambiamento è possibile entro la griglia dello stesso sistema che nobilita lo sfruttamento animale?
Io credo di no: ma abbiamo altri strumenti che non siano tentare? 
Se c’è un modo per cominciare ad anticipare un’idea di mondo senza dominio dell’umano sull’animale, questo è proprio quello di mostrare che il il futuro è già possibile: l’attivismo, con le sue conseguenze pratiche, è questa dimostrazione.  Ciò che succederà  sempre  più  spesso  è  che l’umanità  che  vogliamo decostruire tenterà di bloccare in ogni modo questo processo: per adesso piccoli scontri in un circo di periferia, ma in futuro i palcoscenici della faida interna ai margini dell’umanità potrebbero allargarsi. Non c’è da stranirsi, forse da rattristarsi, ma siamo nel bel mezzo di una mutazione di paradigma - e non possiamo ancora farne una narrazione: questo spetta al futuro che verrà.
D’altro canto, mi pare di capire che le persone che ridevano dell’accaduto, come coloro che chiudevano le tapparelle durante gli omicidi mafiosi nelle piazze della Sicilia di un tempo, sono esattamente la migliore esemplificazione di ciò che intendo per “margini”: possiamo difendere quanto vogliamo i diritti della nostra specie ma, per farlo, dobbiamo paradossalmente lottare contro l’umanità a favore della solo animalità e del soli animali. Di un’umanità che ride della violenza, che irride un desiderio di libertà, e che non muove un dito per migliorare il mondo - cosa ce ne facciamo?


Quando di noi non resteranno che animali, perché per gli animali avremo lottato da animali, e non da umani, potremo cominciare a ricostruire un’altra idea di umanità. Per adesso mi si permetta di esprimere assoluta vicinanza agli aggrediti - trattati come animali sono, paradossalmente, proprio il primo e traumatico passaggio verso questo cambio della guardia ai margini della nostra specie.


Leonardo Caffo